UN VERO E PROPRIO ESERCITO CON 32.000 EFFETTIVI
Sono uomini e donne di età compresa tra i 18 e 65 anni, impegnati quotidianamente nel trasporto dei feriti, nell’assistenza ospedaliera e ai tossicodipendenti sotto le insegne della Croce Rossa. In un anno le loro ambulanze hanno percorso ventisei milioni di chilometri. Dice il loro capo: “L’emergenza per noi è routine”
di ALFREDO PASSARELLI
Un esercito con oltre trentaduemila effettivi tra donne in maggioranza e uomini, che dispone di circa millecinquecento ambulanze, molte delle quali “fuoristrada”, cinquantanove autocarri, novantuno tra rimorchi e carrelli, decine di roulottes alloggio, ufficio, infermiera; centoquaranta gruppi elettrogeni, migliaia di tende, circa duemila stazioni fisse e mobili.
Questi sono i Volontari del Soccorso, la branca più attiva, dinamica e numerosa della Croce Rossa Italiana, senza nulla togliere alle altre componenti della benemerita organizzazione. Diffusi capillarmente su tutto il territorio nazionale ma soprattutto nell’Italia settentrionale, sono in massima parte lavoratori che, accanto a un numero crescente di studenti, dedicano una parte della loro vita alla cura del prossimo, pronti a intervenire con le loro strutture in caso di calamità.
Ma se una emergenza dovesse verificarsi, loro sono pronti ad affrontarla serenamente perché il loro lavoro è un training continuo e faticoso, che va dal trasporto degli infermi mediante ambulanze, all’assistenza ospedaliera a quella domiciliare e ai tossicodipendenti con frequenti corsi di aggiornamento in tema di interventi per la protezione civile, della quale rappresentano la componente senza dubbio più qualificata e organizzata.
Di età compresa tra i diciotto e i sessantadue anni, i Volontari del soccorso della Cri contano nelle loro file più di mille infermieri, quasi seicento medici e circa milletrecento laureati in altre discipline soprattutto scientifiche ma soprattutto su persone in grado di guidare ogni genere di automezzi, di mettere in funzione a tempo di record tendopoli e attrezzature sanitarie e di attivare efficienti stazioni radio, cioè di stabilire collegamenti sicuri, base indispensabile per il coordinamento, tali da consentire la più razionale distribuzione delle forze nelle emergenze, durante le quali è necessario sapere con esattezza dove si trovino depositi, posti di pronto soccorso, depuratori d’acqua e quale sia la loro potenzialità.
Ma, fattore pregiudiziale nelle calamità, i Volontari del Soccorso sono autosufficienti, non finiscono per gravare, cioè, come pure ancora accade, sulle altre organizzazioni. Dice Massimo Barra, Ispettore Nazionale dei Volontari del Soccorso cioè il “comandante generale” di questo esercito: “Dobbiamo tener conto di un fatto saliente: il volontariato di protezione civile non può essere “sciolto”, non può entrare in funzione il giorno dell’emergenza.
Deve essere organizzato in gruppi che si allenino e si affiatino a lungo e non solo durante le esercitazioni che sono qualcosa di falso. Occorre operare ogni giorno nella vita quotidiana per poter essere in grado di intervenire nelle calamità. Accanto a poche organizzazioni, come le Misericordie, ce ne sono purtroppo altre che “sognano” la catastrofe per poter agire.
E questo è assolutamente inaccettabile”. Qual è l’elemento chiave nelle emergenze? “Il coordinamento. Seguito dalla capacità di saper mantenere l’impegno assunto quando è passata l’onda della emotività. La pressione esercitata dai mass media nelle emergenze ci fa sentire buoni, sollecita i nostri istinti migliori, quello della solidarietà soprattutto, ci spinge ad agire.
Ma quando il pericolo è passato, quando il lavoro comincia a pesare, quando tutti se ne vanno ma resta ancora tanto da fare e si passa alla routine, lì si dimostra la capacità organizzativa, l’efficienza di chi fa protezione civile non solo a parole”. Un esempio “La Croce Rossa Italiana ha allestito un campo profughi a Jesolo.
E’ un impegno che dura da un anno, un lavoro al quale i Volontari del Soccorso partecipano con un gruppo di dodici persone che si alternano ogni dieci giorni. Un meccanismo che non si può inceppare e richiede a monte un buon lavoro di organizzazione”. Ovviamente questi volontari non ricevono alcuna rimunerazione. “Come tutti gli altri, nella routine e nelle emergenze.
Chi parte, e ciò avviene solo su chiamata, tenendo conto della disponibilità della gente, che è enorme, riceve solo il rimborso spese per il viaggio dalla Croce Rossa. Molti utilizzano le ferie per poter svolgere i servizi previsti dalla nostra organizzazione e qualcuno chiede anche l’aspettativa. E’ un magnifico esempio di solidarietà che si concretizza con un dato di tutto riguardo.
Basti pensare che i Volontari del Soccorso coprono il settanta per cento del servizio di trasporto malati e infortunati svolto dalla Cri in tutta Italia. Durante lo scorso anno le nostre ambulanze hanno percorso quasi ventitre milioni di chilometri, assistendo novecentoquarantamila persone”. Massimo Barra, medico, impegnato da vent’anni in campo sociale, soprattutto nell’assistenza ai tossicodipendenti, a favore dei quali a Roma ha realizzato la Fondazione “Villa Maraini”, riferisce questi dati senza alcuna enfasi ma con il legittimo orgoglio di chi ha visto una organizzazione crescere dovunque con alcuni picchi in Calabria.
Di quella meravigliosa armata costituita dal volontariato nel quale militano, suddivisi in molti settori, circa sette milioni di italiani, a riprova che tutto non è ancora perduto, i Volontari del Soccorso della Cri, costituiscono senza dubbio un reparto di élite. Su questa immensa forza il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, affidato a un Direttore dinamico e preparato, come il prefetto Emilio Del Mese, conterà sempre di più in futuro.
Tanto vero che nei programmi del Dipartimento c’è quello di rivisitare, a partire dal prossimo autunno, tutto il volontariato. La sua organizzazione, Barra, ha da sottolineare qualche particolare esigenza su tale tema? “Semplicemente la più agile e meno burocratica applicazione del famoso articolo 11 della legge sulla Protezione Civile, quello relativo alla precettazione che non deve essere accordata ad emergenza avvenuta, quasi come una “sanatoria”.
Noi vogliamo avere a disposizione un pacchetto di giorni, indipendentemente dalle catastrofi, per poter mettere a punto i nostri programmi addestrativi”. I Volontari del Soccorso certamente meritano questa particolare attenzione. Le loro porte sono aperte a chi ha voglia di lavorare.
In ottobre-novembre vengono organizzati dei corsi superati i quali ci si può fregiare del prestigioso distintivo della CRI. Maturata con gli anni la necessaria esperienza, i più capaci se sono padroni delle lingue, possono andare ad operare anche all’estero.