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Discorsi · Dicembre 1996

Croce Rossa anno zero

Da: Erasmo — Dicembre 1996 · IT

… Oggi noi dobbiamo dare alla manifestazione del 5 ottobre un contenuto, che vada al di la della mera rivendicazione e della mera presenza in piazza, cioè c’è una logica a fare il congresso nazionale oggi a venti giorni da quell’evento. Il 5 ottobre, facendo violenza a noi stessi, noi siamo scesi in piazza per la prima volta nella storia della C.R.I. abbiamo voluto dimostrare chi siamo, quanti siamo, da che cosa siamo animati.

Oggi noi siamo chiamati a dare dei contenuti operativi, propositivi, di governo a quella che è stata la nostra rivendicazione, e siamo ad un momento di svolta. Noi non siamo “caciaroni” non siamo “scioperaioli” non siamo gente che è abituata a gridare. Nel nostro paese oggi è facile gridare, tutti gridano, tutti rivendicano, tutti vogliono qualcosa di più, tutti si sentono i calli acciaccati dal vicino, tutti stanno arrabbiati, tutti protestano.

Anche noi siamo arrabbiati per come è stata trattata la C.R.I. ma noi dobbiamo dimostrare un valore aggiunto, non limitarci cioè alla mera protesta ma passare alla fase della proposizione. Noi abbiamo dimostrato di avere tali competenze in tutta Italia ma anche tali sentimenti, buoni sentimenti…

…Se questi giornali mi attaccano come buonista io non mi vergogno a dire che i nostri sono buoni sentimenti, e che noi rappresentiamo una parte buona della società. Certo non voglio essere manicheo, non esistono i buoni e i cattivi, non dobbiamo neanche prenderci troppo “au serieux” come dicono i francesi, non ci crediamo di essere “l’ombelico del mondo”, non ci crediamo di essere dei “draghi”, però non ci togliete la convinzione di essere dalla parte giusta, cioè dalla parte di chi lavora, di chi fa il suo dovere, e che quando ha finito di fare il suo dovere viene in C.R.I. per dare un contributo in più alla collettività. A me sembra che definire questo buonismo sia una cattiveria dei cattivisti, ai quali non abbiamo null’altro da aggiungere…

…Oggi va di moda parlare di volontariato. Tutti quanti si sciacquano la bocca (quanto sono bravi i volontari!) i ministri, tutti quanti, tutti quanti si commuovono davanti ai volontari, ma il volontariato viene a volte usato per secondi fini che con l’umanità e l’assistenza non hanno nulla a che vedere. C’è un volontariato anch’esso lottizzato, c’è un volontariato non puro, strumentale a determinati interessi, c’è un volontariato che viene tenuto a bada, e guai se alza la testa perché chi controlla questo volontariato è sempre il solito gestore del potere.

Il potere è uguale in tutte le sue manifestazioni, il potere è eterolesivo, ha una buona dose di cattiveria, è assolutamente incompatibile con l’umanitarismo di chi vuole fare il volontario, come noi che facciamo esclusivamente i volontari. C’è una classe che utilizza la buona fede, l’ingenuità dei V.d.S. a condizione che stiano al loro posto e il loro è un posto riduttivo: il volontario deve fare servizio e basta, non si deve fare troppe domande, non si deve domandare come sono amministrati i soldi e voi sapete che in tante unità di C.R.I. la vecchia classe dirigente ha negato ai V.d.S. persino l’accesso alla consultazione dei bilanci.

In quanti comitati di C.R.I. vengono ancora oggi pubblicati i bilanci? In quanti comitati vengono pubblicate all’albo le delibere prese dal Consiglio Direttivo? In quanti comitati il consiglio direttivo non si riunisce neanche, e viene gestito come se fosse “cosa loro” da Presidenti di Comitato magari fuori dalla C.R.I., o da segretari di comitato che tutto conoscono e che tutto sottopongono al loro controllo?

Ebbene in questa ottica di un volontariato che stia al suo posto al quale al massimo possiamo dare la medaglietta il giorno della festa, ma che dopo torni al suo posto, nella sua cripta, e non dia fastidio ai gestori del potere, noi rappresentiamo una contraddizione, perché non andiamo a cercare finanziamenti, perché non siamo ricattabili, perché non siamo né clienti di nessuno né famigli di nessuno, perché il nostro essere volontari è secondario al nostro essere C.R.I..

Il fatto di essere C.R.I. supera il fatto di essere volontari, gli da un valore aggiunto del quale ognuno di noi è assolutamente fiero. Questo valore aggiunto ci permette oggi di chiedere e di proporci come forza di governo dell’Associazione Italiana della Croce Rossa. Questo vuol dire essere seri, vuol dire essere impegnati, vuol dire studiare, vuol dire emendarci delle nostre colpe, vuol dire emendarci dello spontaneismo, vuol dire anche essere in grado di capire le ragioni degli altri, di capire le ragioni dell’Amministrazione, della burocrazia… Perciò domani noi facciamo questa tavola rotonda che in realtà è un incontro in cui voi sarete i protagonisti, con i vertici della C.R.I., con le altre componenti, soprattutto con il Commissario Straordinario, per capire quanto, fra struttura e funzione c’è di margine, per recuperare la struttura, perché la struttura non sia fine a se stessa, non diventi un corpo separato, fedele ai suoi rituali, ma diventi veramente un service della C.R.I..

Noi abbiamo il convincimento, la certezza, di avere in tasca un grande capitale che è il nome, il simbolo della C.R.I. e i suoi principi fondamentali, questo capitale può fruttare molto di più di quanto non abbia fruttato oggi, non è un sogno pensare che in tutti i comuni d’Italia ci sia una sede della C.R.I.: una sede per ogni comune, un’ambulanza per ogni sede, un divisa per ogni volontario.

Croce Rossa anno zero? Un interrogativo che è importante… no, non è vero che siamo all’anno zero, perché noi siamo orgogliosi di tutto quello che ci ha preceduto, noi non vogliamo negare quello che è stata l’associazione C.R.I. alle origini, gli atti di eroismo che l’hanno caratterizzata durante le guerre, il ruolo delle II.VV., il ruolo dei militari quando essere militare di C.R.I. era anche un simbolo di partecipazione al rischio di una guerra, di una battaglia, non il sistema per essere assunti come giardinieri o come centralinisti per evitare l’ufficio di collocamento, perché questa è poi un’applicazione banale, che è offensiva per il Corpo militare stesso, cui le forze sane del Corpo si dovrebbero nettamente opporre. Croce rossa anno zero, si, no, la risposta sta a voi.

…Siamo certamente ad una svolta, certo noi non possiamo uscire da questo congresso continuando a piangerci addosso perché non c’è stato approvato ancora lo Statuto…

…Dopo la manifestazione del 5 ottobre tutto è cambiato, tutto deve cambiare. Se lo Statuto non ce lo danno noi dobbiamo cominciare ad applicarlo nelle nostre realtà fino da lunedì, quando torneremo nelle nostre case, quando torneremo nel nostri comitati; quindi non possiamo fare un congresso di mera rivendicazione, che sia un flash-back sul passato ma dobbiamo riempire di contenuti operativi, tecnici, politici, ovviamente di C.R.I., quindi politici nel rispetto dei principi fondamentali, le nostre ambizioni, cioè noi dobbiamo uscire dal congresso, con una serie di linee guida, con un patto, che ci unisca tutti, per sapere come noi possiamo attuare lo Statuto, indipendentemente dall’approvazione della burocrazia romana, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti…

…Quando io giro nelle realtà locali comprendo, sento chiaro il fastidio per questa burocrazia insopportabile, per questo centralismo burocratico; ripetiamo – come già detto il 5 ottobre – che non è possibile quando abbiamo un’ambulanza con 500.000 Km e 20-30 anni di anzianità; dover chiedere il permesso al Ministero della Sanità o fare tre preventivi per mandarla al macero, perché il buon senso ci deve governare e dominare, non è possibile che anche gli atti più stupidi della vita quotidiana siano sottratti al buon senso, quello del buon padre di famiglia…

Allora tutto questo crea una struttura farraginosa, arcaica, obsoleta, borbonica e superata, che è il substrato poi, del malaffare, perché sono le regole chiare e trasparenti che impediscono il malaffare, ma nel malaffare io non ci metto le ruberie perché non ho prove (sicuramente non ci sono ruberie in C.R.I.) ma è anche malaffare preferire una persona piuttosto che un’altra, favorire chi mi favorisce con le caciotte, mandare i patentini prima piuttosto che dopo, mandare in missione uno piuttosto che l’altro, pagare le divise o non pagarle; se io vi domandassi come avete avuto la divisa?

Molti di voi se la sono dovuta pagare di tasca propria, perché alla C.R.I. non basta che noi facciamo servizio 24 ore su 24, che facciano 35milioni di Km. neanche quelle poche centinaia di migliaia di lire per una divisa ci devono essere concesse? E allora, evidentemente noi dobbiamo fare in modo che questo non accada più, ma per fare in modo che questo non accada più dobbiamo concorrere alla gestione dell’Associazione Italiana della Croce Rossa: è questo il salto di qualità.

Noi abbiamo fatto un congresso che ha segnato il passaggio da movimento ad organizzazione, oggi ci dobbiamo porre il problema di come concorrere alla gestione senza fare la figura nei “naif” che si nascondono dietro una bandierina, ma senza perdere nessuna occasione. Dei Presidenti che recentemente sono stati nominati da Mariapia Garavaglia, molti escono dalle fila dei V.d.S. …

…E’ crollata tanta parte del potere della Prima Repubblica, però attenti perché non siamo nella Seconda Repubblica, i marpioni della Prima Repubblica sono tutti dietro l’angolo che non aspettano altro per potersi riorganizzare e non aspettano altro che i nostri errori, non aspettano altro di poter dire che quel presidente non ha fatto bene quel bilancio, che non sa amministrare perché amministrare è cosa loro, e che i volontari devono fare i volontari e i presidenti devono fare i presidenti, secondo una frase recente del nostro Direttore Generale, cioè non ci sono possibilità che i volontari possano fare il salto di qualità e allora noi con il lavoro di questi giorni dobbiamo dimostrare che Croce Rossa Anno zero, non è un mero slogan ma anche un proponimento per la Croce Rossa avvenire…

…Se voi mi permettete di parlare anche degli altri, cioè delle altre componenti, non per fare delle pagelle, ma per capire dove stiamo andando e anche perché ogni tanto qualcuno si chiede perché la C.R.I., non potrebbe essere una componente unica di volontariato in cui le articolazioni operative rispettano il criterio della competenza più che altri tipi di criteri che fino ad oggi hanno guidato le scelte…

…Vi sembra possibile che un’Associazione che ha un movimento giovanile che dovrebbe fare le rivoluzioni, che dovrebbe rappresentare il “pepe al sedere” di tutta l’Associazione, lascia che siano i vecchi come noi a scendere in piazza, e i Pionieri debbano stare lì a centellinare se è giusto o non giusto, e mandare in giro delle circolari perché la gente non parta, non partecipi e poi stare lì dietro l’angolo a vedere come butta, e poi salire sul palco e far vedere che c’erano anche loro…?

…Io amo il Corpo delle II.VV., e ritengo che sia d’esempio per tutti noi, per la loro disciplina, per il loro senso del dovere, anche per la loro capacità operativa, mi piange il cuore di vederle ridotte come sono, in preda ad una guerra di potere tra due fazioni al 50% armate l’una contro l’altra, che di surreale hanno solamente quello che ricorda le Sorelle Materassi, e non certo quello che ricorda un amore o un’unità. Da questa situazione dobbiamo uscire perché la stessa costituisce un handicap per tutta l’Associazione della C.R.I..

Noi non possiamo avere due Ispettrici Nazionali, bisogna che qualcuno faccia un passo indietro, e bisogna anche che si contino e che chi ha il consenso, quel consenso che loro non hanno mai tollerato di poter esprimere, venga alla ribalta… Noi V.d.S. dobbiamo essere vicini al Corpo delle II.VV. dobbiamo dire alle II.VV. che siamo con loro…

…Le Volontarie della Sezione Femminile sono orgogliose della loro piccola ma significativa rivoluzione culturale, alla fine scopriranno e scopriremo che tra una volontaria della Sezione Femminile e una Volontaria del Soccorso non c’è poi tutta questa grande differenza e che forse si può anche lavorare insieme senza che il V.d.S. sia quello che porta le valigie o fa l’autista…

…Via Toscana resta tutt’ora incapace strutturalmente e politicamente di dare la pur minima risposta a quelle che sono le richieste dei volontari e dei comitati; non lo sanno fare, non lo vogliono fare, non lo possono fare, non lo possono neanche saper fare perché nessuno glielo ha insegnato e allora l’unica possibilità è quella di sottrarre potere al Comitato Centrale e portarlo almeno nelle sedi regionali.

E’ questo il significato della nomina dei Consiglieri Speciali del Commissario Straordinario che Mariapia Garavaglia – onore al merito – ha saputo prendersi la responsabilità di fare con un atto che è stato osteggiato e ostacolato in tutti i modi dalla burocrazia romana che per la prima volta nei 50 anni successivi alla guerra si è vista sottrarre almeno potenzialmente una fetta di potere, allora il muro di Berlino è crollato almeno in Via Toscana, politicamente nel momento in cui Mariapia Garavaglia non ha avuto più remore a non considerare più un handicap essere volontari…

…Noi dobbiamo interrompere questa spirale perversa che porta tutto a Roma, che tutto dipende da Roma, le singole realtà locali si devono autogestire e questo non ha nulla di politico, non ha nulla di secessionistico perché noi non entriamo in discussioni di politica, perché non ci compete per i nostri principi di neutralità e di indipendenza, ma non ci impedisce neanche di capire che alla base di certe rivendicazioni nulla avviene per caso e tutto è abbondantemente giustificato…

…Tutte le volte che c’è stato da muoversi nel nord e sud del paese, ad est o ad ovest… nessuno di noi ha avuto riserve di tipo razziale o di tipo politico… Però il sentimento che è l’ora di finirla con il centralismo burocratico è unanimemente diffuso in tutto il paese ed è proprio questa la chiave dello sviluppo; se noi ci siamo sviluppati è perché ci siamo sottratti al centralismo burocratico, perché il centro è rappresentato dal Consiglio Nazionale cioè dall’insieme delle realtà locali che si autogovernano e che esprimono democraticamente un loro rappresentante…

…Ora voglio entrare in altre considerazioni ad uso delle commissioni: “Il problema della Protezione Civile”; certo l’esperienza del Piemonte ci ha insegnato tante cose, e da allora è stato un continuo: l’alluvione in Versilia, in Alta Garfagnana, oggi abbiamo qui i V.d.S. di Crotone, che sono impegnati tutt’ora in questa calamità che non ha nulla da invidiare a quella del Piemonte se non perché è più ristretta…

Io credo che noi in passato abbiamo peccato di modestia; certo la circolare, l’ordinanza famosa che regola l’intervento della C.R.I. non è un esempio di interventismo; però quante volte noi stessi non siamo partiti, cioè quante volte la nostra organizzazione in ossequio ad un principio teorico, astratto di buon intervento ha frenato lo slancio dei V.d.S.?

E allora io oggi per la prima volta, dopo aver detto per anni, “si certo noi dobbiamo aspettare, certo noi non dobbiamo partire alla viva il parroco”, ecco io invece dico che si deve partire in maniera organizzata, io mi sento di dire che oggi in qualunque momento noi partiamo non partiamo alla “viva il parroco”, partiamo con una task-force di C.R.I. e se arriviamo e non c’è stato l’alluvione o l’alluvione non è stata così importante, vorrà dire che abbiamo fatto un’esercitazione; ne facciamo tante di esercitazioni a freddo, possiamo fare delle esercitazioni a caldo!

A mio avviso l’unico modo di essere presenti è quello di correre il rischio, è quello di fare un viaggio a vuoto tutte le volte che c’è stata una catastrofe, ancora nelle prime 48 ore la gente si sbatte con i suoi problemi; ma non sarà meglio che accanto alla gente ci sia qualcuno in divisa della C.R.I. anche come effetto rassicurante e se la catastrofe non è stata una catastrofe la gente sarà contenta di aver visto la C.R.I,..?

…Nella commissione sugli affari generali vi invito a riflettere sulle nostre norme e sul nostro regolamento perché forse è giunto il momento di cambiare qualche cosa. Forse è giunto il momento di una deregulation. Saremo in grado noi di sopportare una deregulation, senza che questo sia un incitamento all’anarchia? Saremo in grado di combinare una regolazione con un regolamento più snello, meno ossessivo? Questo dovete deciderlo voi delle commissioni degli affari generali…

…Termino con un pensiero che ho letto su un libro, un pensiero di Kafka che dice: “Le rivoluzioni durano poco e lasciano spesso, presto lo spazio ad una burocrazia più oppressiva di quella che hanno contribuito a distruggere”. Ecco la mia speranza, il mio messaggio che sento alla nostra portata di mano è che la nostra rivoluzione non abbia mai fine!

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