I primi medici ed infermieri italiani volontari della Cri partiranno per collaborare all’assistenza nei campi profughi che la Croce rossa internazionale realizzerà al confine tra Irak e Siria. Carico di medicinali in partenza per Barhein e Theran. Molte le telefonate di persone che si offrono di andare nel Golfo per dare il loro aiuto alle vittime della guerra. Avviata una raccolta di fondi
Tra le tante telefonate anche quella di un ragazzino romano di 16 anni: è pronto a partire subito, si offre per qualsiasi lavoro, a tempo indeterminato, “se serve, anche per sempre”. Squillano in continuazione i centralini di via Toscana a Roma, dove ha sede la Croce Rossa italiana.
Le immagini della guerra, le prime notizie di feriti, l’arrivo di profughi in Iran, Giordania e Siria fanno scattare la molla, in molti vogliono mettersi a “disposizione”: medici, infermieri, tecnici di radiocomunicazioni ed, appunto, anche molti giovanissimi, chiamano, lasciano il loro nome, numero di telefono e aspettano. Buona volontà, slancio umanitario e di solidarietà o anche tanta voglia di uscire dal tram tram della quotidianità?
La domanda se la pongono subito i volontari della Croce Rossa, divisi nelle sei tradizionali “braccia”: il corpo militare ausiliario, le infermiere volontarie (circa mille), i donatori di sangue (ventimila), i pionieri, i volontari del soccorso (trentamila persone, circa mille i medici e paramedici), il comitato nazionale femminile. “Quando ci sono eventi straordinari e clamorosi, come terremoti, ed in questo caso addirittura la guerra, si scatena in tutti una grande emotività.
Si scatenano sentimenti che spingono molti a chiedere di poter essere di aiuto, di essere utilizzati”, spiega il dottor Massimo Barra, ispettore nazionale dei volontari del soccorso, primario ospedaliero e direttore del centro antidroga di Villa Maraini.
E aggiunge: “Ma si può far bene fronte all’emergenza quando si è preparati, quando c’è un’organizzazione che funziona, non bastano gli slanci umanitari, pure importanti. I nostri volontari si addestrano, gratuitamente, almeno per 200 ore l’anno. I nostri medici, paramedici ed infermiere sanno bene come muoversi in queste situazioni”.
La Croce rossa italiana per il momento ha quindi naturalmente messo in “allarme” i propri volontari: saranno loro i primi ad essere chiamati, sia per dare il loro contributo nel golfo, sia nel paese, se dovessero verificarsi attentati terroristici. Attraverso i donatori si stanno raccogliendo scorte di sangue e la Cri ha promosso una raccolta di fondi.
Chi vuole partecipare può effettuare un versamento, specificando “pro vittime conflitto del Golfo” attraverso il conto corrente postale numero 300004, intestato alla Croce rossa italiana, via Toscana 12, cap 00187 Roma. I primi medici italiani volontari partiranno per collaborare all’assistenza nei campi profughi che la Croce rossa internazionale di Ginevra ha deciso di realizzare al confine tra Irak e Siria, aderendo cos“ alla pressante richiesta di aiuti avanzata dal governo siriano.
Sempre da Ginevra sono in partenza ingenti carichi di medicinali con destinazione Bahrein e Teheran, ed una équipe di chirurghi giapponesi. “Naturalmente per questo primo impegno ricorreremo ai nostri volontari già addestrati – spiega il dottor Massimo Barra – Solo in caso estremo ricorreremo alle persone che spontaneamente, in questi giorni, ci offrono il loro aiuto”.
Ma i volontari che partiranno per il Golfo, che trafila dovranno fare per assentarsi dal lavoro? “Nei casi di emergenza nazionale, una recente legge garantisce la tutela del posto di lavoro al dipendente che si assenta e il ministero della Protezione civile rimborsa il datore di lavoro che continua a versare il salario. Questa norma non vale per interventi all’estero.
Ora vedremo cosa deciderà il governo in questo caso – conclude il dottor Massimo Barra – Molti di noi comunque, partiranno appena il campo profughi della Croce rossa sarà avviato. Poi si vedrà.