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Articoli · 16 Aprile 1991

Barra “specialista antidroga” del Comune per le tossicodipendenze

Da: Il Messaggero — 16 Aprile 1991 · IT

Uno specialista antidroga

Ma per il medico è sempre più difficile l’attività a Villa Maraini, che rischia di venire strangolata proprio dal Campidoglio

Per la giunta comunale c’è solo una persona in grado di mettere a punto la strategia contro le tossicodipendenze: Massimo Barra, medico, pioniere della Croce Rossa, fondatore di Villa Maraini. Da pochi giorni è stato nominato consulente del Comune per il problema droga.

Sarebbe insomma un “superspecialista” al quale gli assessorati e i servizi municipali dovrebbero rivolgersi per risolvere ogni problema che riguardi i tossicomani. Diciamo sarebbe usando il condizionale, perché, se da un lato la professionalità del dottor Barra sembra aver avuto un giusto riconoscimento, dall’altro la sua attività sul campo, l’assistenza ai drogati a Villa Maraini, attraverso la terapia diurna e il “Telefono in aiuto”, rischia di essere strangolata proprio dal Campidoglio che ancora non ha rinnovato la convenzione riducendo gli operatori sul lastrico.

La giunta sceglie insomma la politica del doppio binario: in teoria lascia mano libera al medico Barra ma in pratica fa morire lentamente la struttura messa in piedi nel 1976 che assiste più di trecento persone.

Dottor Barra, dopo mesi di battaglie per veder riconosciuto il lavoro di Villa Maraini, dopo le polemiche, le proroghe elargite con il contagocce, come si sente adesso? Un consulente a singhiozzo?

“La mia è una posizione decisamente strana. E’ vero, mi sento un pò dimezzato. Da qualche giorno sono stato messo in grado di dire la mia sui servizi antidroga, di convocare i Sat, di studiare una strategia. Dovrei essere contento, ma ogni mattina, quando arrivo a Villa Maraini, debbo invece constatare che una delle strutture che può dare una mano ai tossicodipendenti e alle loro famiglie, rischia di essere strangolata.

Il metodo è semplice: il Comune ci lascia nell’incertezza. Non rinnova la convenzione con i nostri servizi e non ci paga. Andiamo avanti a suon di proroghe che arrivano di mese in mese, l’ultima delle quali, che ci autorizza a lavorare con il Campidoglio fino al 30 aprile, non ci è ancora stata comunicata ufficialmente”.

Intanto però lei può sbizzarrirsi a creare una rete di servizi antidroga in tutta la città. Lo ha deciso la giunta e quindi anche il sindaco. Non le sembra un atteggiamento schizofrenico? Ha provato a parlarne con Carraro?

“Purtroppo, finora non ho mai potuto incontrare il sindaco. Mi auguro di poterlo fare al più presto. Anche per invitarlo a Villa Maraini per constatare come lavoriamo e quante persone assistiamo: almeno trecento tossicodipendenti, un pò di più dei 35 di cui parla l’assessore ai Servizi sociali. Intanto ho cominciato a lavorare con i Sat, concordando la strategia per combattere le tossicodipendenze”.

E quale sarebbe il piano di battaglia per aiutare davvero i tossicodipendenti?

“Non c’e una terapia buona per tutti. Il nodo della questione è tutto qui. C’è chi ha bisogno del ricovero nelle comunità terapeutiche, chi del metadone, chi della terapia con il naltrexone somministrata ambulatorialmente dal “Telefono in aiuto”.

Ogni soggetto ha bisogno di una cura diversa. Non c’é una ricetta buona per tutti. E, soprattutto, bisogna recuperare anche i tossicodipendenti non motivati, ossia quelli che non scelgono di farsi curare o di entrare in comunità. Per arrivare a costoro, che sfuggono ad ogni controllo, va bene qualsiasi tattica. Perciò i servizi pubblici dovrebbero essere agili, competitivi, fuori da pastoie burocratiche e, soprattutto flessibili”.

E invece qual’è la realtà dei servizi pubblici?

“Le strutture comunali e regionali scontano l’inefficienza delle Usl, il sistema clientelare, la lentezza della burocrazia e la voglia di qualcuno di individuare una soluzione buona per tutti”.

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