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Sicurezza: Prefetto di Roma lancia proposta di giovani Rom-sciuscià…

Da: “Adnkronos” Roma 13 agosto 2008 – Ripreso da: “Corriere della Sera”; “Il Tempo”; “Il Messaggero”; “il Manifesto”; “Avvenire” del 14 agosto 2008
… BARRA (CRI), AL DI LA’ DELLA TERMINOLOGIA E’ FATTO POSITIVO

”Quando sono stata assessore a Genova – ricorda Pinotti – ho avuto modo di analizzare la situazione dei Rom e ho visto tante famiglie che si sono integrate, soprattutto attraverso la scolarizzazione dei bambini e successivi progetti di indirizzo a lavori in cui applicare le loro capacita manuali. La società moderna – conclude Pinotti – non può fare a meno di attivare processi di intergrazione sociale dei Rom. E’ una realtà realizzabile.

Li dove questi progetti sono già stati attuati, anche se attraverso processi lunghi e faticosi, hanno ottenuto dei risultati incoraggianti”. D’accordo con il prefetto Mosca si dice anche il presidente della Croce rossa italiana, Massimo Barra. “E’ un fatto positivo, al di là della terminologia. Apprezzo quello che sta facendo il Prefetto come commissario perché l’ozio è il padre dei vizi e ciò che lo combatte è positivo. Offrire lavoro – conclude Barra – anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati significa andare nella direzione giusta”. Condivide la proposta il portavoce della Comunità’di S.Egidio, Nino Marazziti. “Tutto ciò che crea opportunità di lavoro, ovviamente in orario non scolastico, se si accompagna dunque a garanzie e incentivi affinchè i giovani rom vadano a scuola, anche attraverso borse di studio, è senz’altro positivo”, dice Marazziti.

“Sarei d’accordo con una proposta del genere – prosegue Marazziti – come su altre mille possibilità di dare lavoro reale e protetto ai rom, assieme a un percorso che deve partire dal rilascio dei documenti e della cittadinanza italiana, a Roma per almeno centinaia di bambini, figli di rom nati nella ex Jugoslavia e che adesso non hanno più cittadinanza. Tanta gente sì lamenta del fatto che i rom non lavorerebbero – conclude – in realta c’è una parte di rom che non può lavorare anche se vuole, perché non può ottenere documenti di nessun tipo, né in Italia né nei Balcani”.

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