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Croce Rossa: Barra, nessun illecito

Da: “ANSA” Roma 4 aprile 2008
SOLDI IN CASSE CRI PRESIDENTE SPIEGA AMMANCHI CONTESTATI DA CORTE CONTI

I soldi contestati dalla Corte dei Conti nell’ ambito della missione della Croce Rossa Italiana in Iraq all’ ex commissario Maurizio Scelli “non sono andati nelle tasche di nessuno, sono ancora nelle casse della Cri”. Ne è convinto il presidente dell’ organizzazione di volontariato, Massimo Barra, chiamato anch’egli dai giudici contabili a rendere conto delle cifre, presunte mancanti, e che sono state oggetto di un’indagine del ministero dell’ Economia. L’attuale numero uno dell’organizzazione esprime anche solidarietà a Scelli che “ha rischiato al vita in Iraq e che ha per questo operato per la Cri e per l’Italia”.

Questi soldi potrebbero essere stati utilizzati per il pagamento di riscatti per italiani rapiti in quel Paese? “Non lo so – risponde all’ANSA – non lo so giudicare, Scelli non mi ha fatto partecipe di alcunché al riguardo. Non credo però che si possa giudicare col metro di un ragioniere ciò che avviene in guerra. Ma se ciò fosse avvenuto, è comunque stato nell’interesse dell’ Italia”. Tutta la questione delle risorse mancanti è stata ricostruita da Barra, “dai fondi del ministero della Difesa, versati in più tranche, a partire dal 2003, e assegnati alla Cri per la missione a Nassiriya come contributo integrativo e non come ordinario. E come tale non necessita di alcun rendiconto al ministero della Difesa. Il corpo militare nel 2003 ha speso una parte di quelle risorse, che sono state regolarmente rendicontate al nostro interno.

Sulla parte restante del contributo fu chiesto alla Difesa se si sarebbero potute utilizzare per le spese generali della Cri, impegnata in modo massiccio in questa missione. Il ministero della Difesa allora per iscritto rispose di si. La Cri ha quindi ritenuto che anche per le altre tranche si potesse operare nello stesso modo. Perciò quei soldi sono andati in modo indistinto nelle nostre casse. Non c’è rendiconto di quelle cifre perché evidentemente non sono state spese”. Barra, che non entra nel merito dei numeri, respinge ogni accusa: “Sfortunatamente le ultime tranche di questo contributo integrativo sono state versate nel 2006, quando ero già al vertice della Cri, e per questo sono stato tirato in ballo. Io però sono il presidente e mi occupo di governance, non di cifre, anzi parlare di questo mi da’ un po’ fastidio.

E mai nessuno mi ha chiamato a risolvere questo problema, né mai il ministero della Difesa ci ha chiesto conto di tutto ciò”. Di certo, questi soldi “non sono andati in tasca a nessuno, né di Scelli né di altri. Questa storia non è uno scoop ma un problema da ragionieri, di facile soluzione, e io c’entro come i cavoli a merenda”. Questi soldi “mancanti” coprirebbero ora in parte il rosso delle casse della Cri: “Non so – prosegue Barra – se ce li richiederanno indietro, ma è certo che in questo caso il nostro rosso aumenterà e sarebbe una beffa, visto che stiamo facendo l’ira di Dio per rientrare del buco. Eppure abbiamo milioni di euro di crediti nei confronti delle istituzioni. La verità è che molti ministeri vivono la Cri come una dependance. Il ministero della Giustizia non paga l’affitto dei nostri stabili, il ministero degli Esteri non paga ancora il conto della missione in Iraq, il ministero della Salute paga male e in ritardo il servizio che facciamo all’aeroporto. Sono milioni di euro.

Tutto questo deve finire. Io presento il conto”. “Questa storia – ribadisce il presidente – non mi appartiene, non è giusto. Io non ho governato in quel periodo, è una forma violenta di giustizia che non meritiamo”.

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