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Censimento nomadi: Barra, a Roma situazione peggio dell’Uganda

Da: “AGI” Roma, 12 agosto 2008 – Ripreso da: “Corriere della Sera” del 13 agosto 2008

Livello di vaccinazione dei bambini in età scolare molto basso, brutte condizioni di vita, “in Uganda ho visto situazioni migliori”. Così Massimo Barra, presidente della croce Rossa italiana riassume all’Agi lo stato del censimento degli abitanti dei campi nomadi di Roma, sopite le polemiche delle scorse settimane il lavoro prosegue e si concluderà come previsto alla metà di ottobre: “ce la faremo”, dice Barra. Per ora i volontari si stanno occupando degli insediamenti irregolari e di tutte quelle persone invisibili che spesso vivono in condizioni di degrado inimmaginabili: “Recentemente sono andato a visitare un gruppo di donne sieropositive che vivono alla periferia di Kampala, le ho trovate in una condizione migliore”, spiega Barra. L’identificazione va avanti secondo la procedura stabilita.

Ai nomadi viene chiesto di compilare con l’aiuto dei volontari una semplice scheda: nome, cognome, età, sesso, nazionalità, vaccinazioni effettuate. A tutti viene consegnato un tesserino che da’ diritto a prestazioni sanitarie gratis nei due ambulatori della Cri di Roma. Gli uomini e le donne della Croce rossa sono accolti con simpatia, i rom si fidano di loro, “il modello Roma, sta funzionando – spiega ancora Barra – e presto potrebbe essere preso in ‘prestito’ anche in altri paesi europei, come la Francia”. I nomadi sanno di non avere alternative alla vita negli accampamenti e “chiedono di non essere sballottati da una parte all’altra della città” e assistenza.

Il progetto per l’immediato futuro è quello di istituire dei presidi fissi della Cri nelle baraccopoli: “In alcuni casi sono i servizi che devono andare incontro alle esigenze di chi ha bisogno – dice ancora Barra -. Chi è disorientato, chi è ai margini, per una lunga serie di motivi spesso non si rivolge alle strutture sanitarie pur avendone tutti i diritti. Le task force hanno funzionato a Torino nel 2006 non vedo perché non debbano funzionare anche a Roma”. L’identificazione dei nomadi prosegue. A nessuno sono state prese le impronte digitali: “Ci mancherebbe che la Croce Rossa si metta a fare la polizia, noi continuiamo a fare il nostro lavoro che è quello dell’aiuto umanitario e assistenziale”, conclude Barra.

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