Servizi

Barra: «Si parte, ma senza conflitti: diecimila nomadi da identificare»

Da: “Il Messaggero” Roma 30 giugno 2008
Il presidente della Cri: «Le impronte ai minori? Applicheremo la legge».

«Sempre nel rispetto dei diritti umani, cosi operiamo e cosi continueremo a operare, così sarà fatto il censimento dei rom a Roma. Senza alcuna discriminazione o ghettizzazione. Chiaro?». Per Massimo Barra è sempre stato un concetto chiaro e adesso che alla Croce Rossa Italiana è stato affidato il compito di censire tutti i rom che vivono, legalmente e illegalmente, nella Capitale, non fa altro che ripeterlo. Fu proprio lui a lanciare, l’idea del censimento, «perché è così che si fa in situazioni d’emergenza, come questa. Noi siamo presenti dove ci sono tensioni. Noi siamo nati sui campi di battaglia, ora, in tempo di globalizzazione, di guerre non dichiarate, anche il nostro ruolo è cambiato, perché è cambiata la società, e allora il nostro compito, può diventare anche quello di Affrontare le controversie del le parti sociali per evitare che arrivino al conflitto».

Perché questo è diventato, negli ultimi mesi, il clima in molti quartieri di Roma, e dopo una campagna elettorale tutta impostata sulla sicurezza il sindaco Alemanno non poteva non cominciare dai campi rom, dagli insedia menti abusivi sugli argini del Tevere, sotto i ponti, nelle grotte, nei sottopassaggi delle stazione metropolitane. E il censimento verrà fatto ovunque, nei campi attrezzati e voluti dalla precedente amministrazione, e negli insediamenti abusivi: «Cominceremo verso il 10 luglio, e si andrà avanti almeno per tre mesi – spiega Barra – secondo le ultime stime ci sono almeno diecimila rom, da censire, identificare. Penso che serviranno almeno una cinquantina di persone per andare in giro per campi e aree, dalla mattina alla sera. Secondo le indicazioni del Prefetto si comincerà dagli insediamenti abusivi.

Nome, cognome, data di nascita, paese di provenienza, e se i rom ci mostreranno altri documenti ci faremo aiutare dai dati forniti dalle forze dell’ordine. Insomma il nostro sarà un foglio di carta, una scheda identificativa, niente di ghettizzante. Il censimento deve essere un ponte, non un muro. E con i minori faremo lo stesso, chiederemo nome, foto, ma lo proporremo come un gioco, perché i bambini che c’entrano». Ma il ministro dell’Interno Maroni continua à chiedere che le impronte vengano prese anche ai minori, una richiesta sulla quale il prefetto di Roma, Carlo Mosca, ha già espresso il suo fermo no. «La Croce Rossa deve applicare le leggi dello Stato, nel rispetto dei diritti umani, delle pacifiche coesistenze», questo non fa altro che ripetere Barra perché conosce bene la forza distruttiva del pregiudizio, lui che ha fondato Villa Maraini, un’associazione impegnata da anni sul fronte della tossicodipendenza, e che ora è stato chiamato a fare il mediatore, «ad allontanare la sofferenza, ad evitare di creare ghetti, perché chi pensa che un censimento sia ghettizzante sbaglia: a questo punto è necessario».

E non è un caso nemmeno che il presidente della Croce Rossa lanciò l’idea del censimento dopo che a Torino un incendio doloso distrusse un campo nomadi. E anche in quel caso fece un passo in più. «Da qualche parte si doveva cominciare per mettere ordine in tutta la zona, con il quartiere e con i nomadi, e dopo aver rimesso in piedi il campo, decidemmo di creare un presidio permanente della Cri». Una proposta che il presidente Barra rilancia anche a Roma, «è una cosa da fare assolutamente, soprattutto perché arrivati a questo punto, con questi numeri». Secondo gli ultimi dati a Roma sono ventuno i campi autorizzati dal Comune, con oltre 15mila nomadi, ma di insediamenti abusivi, in tutto il Lazio, ce ne sono un centinaio, anche se si tratta di cifre che cambiano in giorni, ore, dopo i nuovi arrivi, gli sgomberi, i blitz delle forze dell’ordine, gli arresti, le espulsioni.

Un presidio permanente la Cri l’ha creato a Roma: è nel campo autorizzato che si trova sulla Tiberina, un’area che ospita un centinaio di famiglie, gli operatori sono in una stanza in mezzo al campo, «una presenza forte e serena, che fa bene ai rom e al resto della popolazione. Perché è la prova che quel campo non è lasciato allo sbando, che un pezzo dello Stato, quale noi siamo, esiste, si occupa del problema, di scuola, di doposcuola, di vaccini e di maternità, di compiti e di regole».

,