Servizi

Villa Maraini, solo calunnie

Da: “Il Messaggero” Roma 30 dicembre 2007
Colpo di scena nell’ inchiesta sulla comunità, non furono chiesti soldi per favorire la permanenza nella struttura. Accusarono gli operatori: condannati due supertestimoni ed ex ospiti.

Calunnia continuata e falso in scrittura privata: scenario ribaltato nell’inchiesta che vede sott’accusa, con le ipotesi di concussione, minaccia e tentata concussione, sei operatori di Villa Maraini, Fondazione per il recupero dei tossicodipendenti. Perché il Tribunale di Roma ha finito col condannare due dei principali testimoni, ex ospiti della Fondazione che avevano accusato i dipendenti di Villa Maraini. Mentre una terza ha patteggiato la pena. L’inchiesta era nata proprio dalle denunce di alcuni tossicodipendenti, secondo i quali gli operatori avevano preteso denaro per confermare i programmi di affidamento e impedire la revoca delle misure alternative ai detenuti ospiti di Villa Maraini. Soldi per evitare il carcere. Cinque anni e dieci mesi la pena inflitta ad A.T., uno dei principali accusatori, e un anno e quattro mesi a C.C. per le calunnie poi ritrattate.

Per gli operatori della comunità, finiti davanti al gip Maurizio Caivano, sono decaduti così quattro dei nove capi di imputazione contestati dal pm Marcello Cascini. E’ stato lo stesso pubblico ministero, titolare del fascicolo sulle presunte minacce e richieste di denaro ai tossicodipendenti, a iscrivere sul registro degli indagati i nomi dei testimoni che avevano ritrattato le accuse e a chiedere poi le condanne. Per uno dei sei operatori, Caivano ha disposto il proscioglimento, gli altri cinque, tre psicologhe, il responsabile centro arresti domiciliari e due educatori della comunità sono stati rinviati a giudizio.

«Adesso che la verità sta venendo a galla – commenta il fondatore di Villa Maraini, Massimo Barra – ci domandiamo come mai, dopo aver curato 40.000 tossicomani di tutto il Paese, senza mai aver dato adito alla minima contestazione, Villa Maraini sia stata accusata da alcuni tossicodipendenti, attivi e residenti tutti nello stesso quartiere. Ci chiediamo se per caso la vicenda non sia stata costruita da una regia occulta a noi sconosciuta». Per Barra le denunce e le accuse a carico degli operatori di Villa Maraini sono legate a doppio filo a un’altra inchiesta. Nel gennaio 2002, proprio un responsabile della Fondazione aveva scoperto un giro di “disponibilità false” all’interno di Rebibbia Nuovo Complesso. Attestati che un dipendente di Villa Maraini, d’accordo con un avvocato, avrebbe venduto ai tossicodipendenti.

La Fondazione aveva presentato un esposto collaborando attivamente all’inchiesta. Le manette erano scattate per l’operatore, mentre l’avvocato romano e un ispettore di polizia penitenziaria sono sempre rimasti a piede libero. L’ex dipendente di Villa Maraini ha patteggiato e scontato la pena. Per sette persone è ancora in corso il processo di primo grado. Nell’agosto 2004, una nuova inchiesta. L’ufficio Esecuzione di Roma ha scoperto alcuni programmi falsificati scannerizzando la carta intestata della fondazione. Anche questa volta i responsabili di Villa Maraini hanno collaborato con la magistratura. Ma nell’ottobre dello stesso anno sono arrivate le prime denunce a carico degli operatori della Fondazione. E sotto processo adesso sono i dipendenti del centro.

,