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Verso una nuova identità

Da: “il Delfino” maggio-giugno 2007 – Anno XXXII – n. 3
Prosegue l’inchiesta del “Delfino” sull’approccio e sui progetti riabilitativi per chi usa droghe.

Di che cosa hanno più bisogno oggi le realtà del privato sociale per operare con qualità, efficacia e risultati positivi nell’ambito delle tossicodipendenze?

Massimo Barra: II privato sociale ha bisogno di soldi. E di certezze del diritto. Di istituzioni serie che non riducano i finanziamenti promessi e che non obblighino a pratiche burocratiche sovrumane. E poi della libertà di agire secondo scienza e coscienza, inventando e mettendo in atto nuovi programmi terapeutici. Del resto c’è poi l’incontro con la realtà: resistono sono quelle esperienze che davvero funzionano.

Di che cosa hanno più bisogno oggi i servizi pubblici per operare con qualità, efficacia e risultati positivi nell’ambito delle tossicodipendenze?

Massimo Barra: Di “deregulation”, di meno vincoli. Un servizio della ASL non può funzionare con le leggi borboniche della pubblica amministrazione, il timbro del cartellino, la mancanza di motivazione negli operatori. E poi occorrono i “mediatori culturali”, una delle professioni del futuro, che in questo caso sono gli ex tossicodipendenti, che non lavorano mai per le ASL. Se poi proponessi il ruolo terapeutico del microcredito a una ASL sarei preso per pazzo: eppure sono strumenti che hanno funzionato per persone senza lavoro, incapaci di sopravvivere. Ma finché nei budget pubblici per ogni euro speso per l’utenza ci sarà almeno un altro euro speso per i rituali e i balletti della burocrazia, non vedo vie d’uscita.

(la prima parte dell’inchiesta è pubblicata nel n. 1/2007)

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