Servizi

«Non sparate sulla Croce Rossa»

Da: “L’Indipendente” di giovedì 5 ottobre 2006
Il presidente, Massimo Barra, denuncia che un articolo della finanziaria prevede il taglio di presidente e Cda della Cri: “Così siamo fuori dall’Europa”

Il governo vorrebbe farla passare per una Finanziaria impostata all’equità, al rigore e contro uno Stato sprecone, ma poi si taglia dove non serve e si è attenti soprattutto a mandare a casa i vertici nominati dal governo della Casa delle Libertà. Un esempio per tutti: l’articolo 42 del ddl della Finanziaria relativo alla soppressione dei presidenti e dei consigli amministrativi degli enti pubblici non economici: al loro posto subentrerebbero il direttore generale e dirigenti. La norma dovrebbe essere improntata a una logica di risparmio. Ma su sedici enti pubblici non economici, la norma esenta università ed enti previdenziali, l’Istat, l’Inail e gli enti che svolgono attività promozionali all’estero (leggi Ice, istituto per il Commercio estero), non importa quanto gravino sul bilancio dello Stato.

Invece, gli altri soggetti, dal Cnr alla Croce rossa italiana passando per l’Aci, per l’Enea e per l’istituto superiore della Sanità, enti che forniscono i più svariati servizi, si avvierebbero inesorabilmente verso una sorta di commissariamento. La norma, insomma, è un po’ pasticciata. E il quadro si complicherebbe se l’articolo in questione riguardasse anche la Croce rossa italiana. Tanto da fare dire al presidente dell’organizzazione di volontariato, Massimo Barra: «Al ministro dell’Economia gli è scappata. Stento a credere che l’articolo 42 si riferisca al la Croce rossa italiana. Anche perché in questo caso l’effetto sarebbe paradossale. L’intero Cda, compreso il presidente è formato, nel rispetto del principio fondamentale della volontarietà, da persone non retribuite; l’applicazione della disposizione alla nostra struttura e la conseguente nomina di un direttore generale comporterebbe un inutile aggravio per il bilancio dello Stato».

Perplessità e scetticismo giustificate dai numeri: lo Stato italiano finanzia soltanto il 25 per cento delle attività dell’organizzazione di soccorso con un contributo annuo di 157 milioni di euro a fronte di un consuntivo consolidato di 600 milioni di euro. Forse farà piacere sapere all’austero ministro Padoa-Schioppa che l’attuale Cda per non gravare sulle tasche dei cittadini persino nella riunione mensile – dalla durata media di dodici ore – si concede un piccolo buffet a base di panini. E’ quella è l’unica occasione in cui lo Stato paga per loro. Ma forse qualcos’altro è scappato al governo Prodi. «Questa Finanziaria porterebbe la Cri fuori dal contesto internazionale, rendendola diversa dalle altre 184 consorelle – incalza Barra -. Violando il principio fondamentale dell’indipendenza, sottoscritto anche dall’Italia nel 1965, la compagine governativa farebbe una pessima figura internazionale. E per di più gratuita, considerando che non ne trarrebbe alcun vantaggio in termini economici».

Al premier deve essere sfuggito che già durante il commissariamento Scelli, il comitato internazionale della Croce Rossa aveva lamentato il mancato rispetto da parte dell’Italia dei principi di indipendenza e neutralità. Intanto via Toscana resta in attesa di una risposta alla missiva inviata a Palazzo Chigi. «Forse il presidente del Consiglio non ha avuto ancora modo di leggere la lettera». Comunque sia, il governo è chiamato a fare chiarezza, a dimostrare che la sua Finanzia ria è ben tarata.

,