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Le Ong: il rifiuto israeliano è un atto di violenza

Da: “Il Messaggero” Roma 30 luglio 2006
Massimo Barra: sparare sulla Croce rossa sta entrando nella normalità

«II no di Israele alla proposta di tregua avanzata dal responsabile Onu per gli aiuti umanitari in Libano è inconcepibile. Si tratta di un atto di violenza unilaterale inaudita in una guerra, l’ennesima, dove il numero dei morti tra i civili supera ampiamente quello dei morti tra i soldati». Sergio Marelli, presidente dell’Associazione delle Ong (Organizzazioni non governative italiane) stavolta non riesce a essere equidistante come lo è stato nei giorni scorsi nel condannare le «scelleratezze di Hezbollah» e «la reazione sproporzionata di Israele». Rabbia ma non smarrimento, anche perché davanti a una crisi di tale proporzioni non c’è tempo per smarrirsi.

Domani le organizzazioni non governative avranno un incontro alla Farnesina con il sottosegretario con delega alla Cooperazione, Patrizia Sentinelli, per cercare di trovare il modo di inviare, nel giro di pochissimi giorni, un gruppo di operatori 4-5 persone, per poter cercare di capire bene la situazione e di conseguenza mettere a fuoco gli interventi. «Chiederemo alla Farnesina – dice ancora Marelli – di stanziare subito un contributo straordinario perché c’è anche un urgente bisogno soldi». Sono undici le Ong aderenti all’associazione presenti in Libano, soprattutto nella zona meridionale, che hanno dovuto sospendere le attività.

123 cooperanti italiani sono tutti rientrati in patria e il personale locale, circa 120 unità, non è in grado di mandarlo avanti: non solo per i rischi di bombardamenti ma perché le loro strutture sono diventate punto di riferimento, se non di rifugio, per migliaia di sfollati, sia libanesi che profughi palestinesi. «Ci sono ormai decine di migliaia di profughi che sono allo stremo. C’è un’impellente necessità di acqua. Una tregua di 72 ore e indispensabile» dice Massimo Barra, presidente della Croce rossa italiana che in Libano ha inviato con la nave San Giorgio due ambulanze e le attrezzature per allestire un posto medico avanzato con personale medico e due infermiere.

«Le ambulanze le abbiamo consegnate alla croce rossa libanese mentre il posto medico è ancora a bordo della San Giorgio – fa sapere Barra. Aspettiamo un via libera», E i corridoi umanitari aperti all’indomani del vertice di Roma? A Massimo Barra sembrano ancora vicoli ciechi. «Intervenire va bene ma bisogna avere senso di responsabilità. Due giorni fa è saltata in aria un’ambulanza della Croce rossa libanese. Una volta il nostro era un emblema rispettato. Oggi non basta più e sparare sulla croce rossa è divenuto un fatto quasi normale. Sempre più assistiamo a violazioni della Convenzione di Ginevra sia per quel che riguarda la popolazione civile sia per quel che riguarda i prigionieri di guerra. Occorre più mobilitazione, far sentire di più la voce perché questo imbarbarimento dell’uomo non abbia la meglio».

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