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Un po’ di potere per battere la droga

Da: “L’Unione Sarda” di lunedì 30 gennaio 2006
Le terapie vincenti (e non punitive) al centro di un incontro a Cagliari con Massimo Barra e Pier Paolo Pani per “I giovedì della Salute”

Che qualcosa non funzioni nel mondo in cui le istituzioni e la società affrontano il problema della tossicodipendenza lo si capisce ascoltando gli spot contro l’uso di droghe. E, naturalmente, ascoltandoli con l’orecchio del tossicodipendente e non con il proprio, già orientato a sentirsi dire che la droga fa male. Alcuni sono davvero curiosi come quello che recita: “Fatti furbo”. Provate a mettere una virgola tra verbo e aggettivo e sorridete. La stessa ironia beffarda a sentir quell’altro: “La vita è stupefacente”, oppure: “La droga ti spegno”, peccato che proprio i tossici siano convinti che sortisca l’effetto contrario.

Genialità del comunicatore o miopia dei giusti e normali? Massimo Barra, uomo di trincea nella lotta alla droga, ma a fianco del tossicodipendente e non contro di lui, dice che gli slogan antidroga sono cretini per definizione. Soprattutto dicono qualcosa alle persone sbagliate, a chi con la droga non ha a che fare, né, con tutta probabilità, lo avrà in futuro. In altre parole, come accade per altri svariati messaggi, chi li invia non ha la più pallida idea di che tipo sia il destinatario, anzi peggio, presume che abbia certe caratteristiche e invece ne ha altre. Nel caso della tossicodipendenza, il pregiudizio è moralistico: il tossico e un vizioso che difetta di volontà e allora “datti una mossa e piantala con le lagne”. No: è insicuro e fragile e piuttosto che strattonato, va rassicurato.

O meglio, come dice Massimo Barra, va amato, insomma è quello che è, così “siccome voglio aiutarti dimmi cosa posso fare”. Tra i primi medici in Italia a prendersi cura dei tossicomani fin dal 1974 al Centro delle malattie sociali del Comune di Roma, fondatore nel 1976 e attuale direttore di Villa Maraini, un insieme di strutture e servizi per la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze, presidente nazionale della Croce rossa italiana, Massimo Barra ha parlalo di droga ed emarginazione al quinto appuntamento dei “Giovedì della salute”, un ciclo di incontri organizzato a Cagliari dall’assessorato regionale alla Sanità. All’incontro è intervenuto anche Pier Paolo Pani, psichiatra e presidente della Società italiana tossicodipendenze che non ha risparmiato critiche alla legge approvata al Senato.

Non è accettabile, secondo Pani, che la vita e la terapia di un tossicomane dipendano dalla Gazzetta Ufficiale. Lo è ancora meno una norma che decide che le droghe sono tutti uguali, cosa non vera sul piano scientifico, e che la differenza tra consumo personale e spaccio, in altre parole tra tossicodipendenza, ovvero malattia, e sanità non dipenda dalle caratteristiche individuali, ma sia stabilita per legge. Le nuove norme ribadiscono un approccio punitivo. In generale, secondo Barra: «Si è convinti che solo stigmatizzandolo e maltrattandolo, il tossicomane possa addivenire a più miti consigli». Terapie sbagliate, che neppure hanno l’interesse dello Stato, cioè conoscere i tossicomani prima ancora che curarli. E il tossicomane è una persona che «non ha accettato l’ordinarietà della vita, non si è adeguato all’idea che la vita è come fare un pullover: un dritto e un rovescio. Cerca solo il dritto, ma lo paga con un rovescio pesante». E allora perché punirlo ancora? Perché invece non offrirgli un lavoro, suggerisce Pani.

In altre parole, chiosa Barra, perché non dargli quel potere che la malattia gli toglie? «Alla base di ogni terapia ci dev’essere l’empowerment», perché la caduta di potere porta sempre malattia, e la malattia si accompagna alla caduta di potere. Il tossicomane non ha alcun potere, perciò è bistrattato». È l’invito a una scommessa: che la società dia fiducia a coloro che considera perdenti.

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