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Progetto della C.R.I.: galera chiavi in mano

Da: “La Voce Repubblicana” di venerdì 17 febbraio 2006

Spazi ristretti, sovraffollamento, diritti sanitari non adeguatamente rispettati: la pena per i detenuti italiani ha una dose di disumanità che – secondo gli addetti ai lavori -non ha a che vedere con lo stato di diritto. Di fronte all’emergenza carceri, la Croce Rossa Italiana lancia una proposta: è disponibile a trasformare in istituti di pena, edifìci abbandonati (del demanio o mettendone a disposizione fra quelli di proprietà della stessa Cri) assicurandone la gestione, chiavi in mano, con tanto di militari, personale civile e volontari. Il tutto, nel rispetto della persona e dei diritti umani.

Del progetto ne ha parlato il presidente, Massimo Barra, che si dice pronto a predisporre, anche a breve qualora ci fosse un interesse delle istituzioni, un progetto di fattibilità. L’ipotesi prevede la gestione, chiavi in mano, di strutture inutilizzate da destinare a carceri a carico e responsabilità della Cri, che metterebbe a disposizione anche il personale; la Cri ha fra le sue componenti anche i militari. Sarebbe un progetto-pilota con l’obiettivo primario di sperimentare un nuovo approccio di convivenza nelle carceri. Il primo e principale intervento sarebbe decongestionare le carceri, rispettando il numero dei detenuti e quello dei posti letto. “L’invivibilità delle carceri – dice Barra – è un dato oggettivo. Non vogliamo entrare nelle questioni politiche, il nostro criterio è puramente umanitario.

Di fronte alle condizioni di vita degli istituti di pena, i detenuti sono persone vulnerabili. Sono loro il nostro interesse. La pena che devono scontare è nella limitazione della libertà, questo basta ed avanza. Cosa c’entra col non avere bagni dignitosi, strutture idonee, personale umano? Cosa c’entra con la disattenzione sui loro problemi sanitari? Tenuto conto che il 30% della popolazione detenuta, ed è un dato patologico, è tossicodipendente e spesso sieropositiva o malata di aids? La qualità della vita, anche nelle carceri, non può essere messa in discussione. Ricordo che il rispetto dei diritti umani, compreso quindi quello dei detenuti, rientra nella nostra ‘mission'”. La proposta di Barra ha un precedente nella storia internazionale del movimento, Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha contribuito a gestire nel 1995, in fase di emergenza, alcune strutture penitenziarie in Ruanda. “E’ ovvio – osserva Barra – che la nostra situazione non è a quel livello ma se rapportata al fatto che siamo uno dei paesi più industrializzati del mondo, l’emergenza c’è, eccome. La Cri non entra nel merito delle questioni politiche, né partecipa al dibattito sull’amnistia.

Per noi si tratta di un intervento umanitario”. Al momento, secondo i dati del Dap, nei 207 penitenziali italiani ci sono 59.911 detenuti, contro un massimo di circa 43 mila posti. Abbiamo letto e riletto le proposte della Croce rossa italiana, esse sono interessanti ma molto discutibili. In questi anni la Cri è stata al centro di tante polemiche sulla lottizzazione interna. Negli anni ’90 il Parlamento si è occupato di questo ente con una commissione d’indagine i cui risultati sarebbero stati insabbiati dallo stesso centrosinistra. Forse il problema della Cri è quello di assolvere bene al suo ruolo statutario e non di allargare la sua sfera di interessi alle carceri. Anche perché le ingenti risorse di cui dispone la Cri non sono sempre state ben utilizzate. Ecco perché i dubbi su un simile intervento restano.

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