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La grave e avvilente realtà sanitaria nelle sovraffollate carceri del Paese

Da: “ORdomenica” del 5 marzo 2006

Nelle 207 prigioni italiane vi sono 59.523 persone: 16.185 sono tossicodipendenti mentre un detenuto su cinque soffre di disagi psichici. Sono alcuni dati presentati al convegno «La salute in carcere. Parliamone senza censura» promosso dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) del ministero della Giustizia. Dei detenuti tossicodipendenti, 1.525 sono affetti da Hiv; ma il presidente della Direzione generale dei detenuti precisa che il dato è approssimativo per difetto poiché «solo un detenuto su tre accetta di sottoporsi al test per l’Aids». Diffuse anche le patologie femminili: circa 300 su 2.804 detenute.

A determinare una situazione sanitaria critica è il sovraffollamento: basti pensare che 15 anni fa i carcerati erano poco più della metà (circa 35.000). L’unico dato drammaticamente stabile negli anni sembra essere, purtroppo, quello relativo ai suicidi (57 pel 2005). Politici, sociologi, criminologi, volontari, vertici dell’amministrazione penitenziaria si sono confrontati partendo da un dato di fatto: al sovraffollamento delle carceri non è corrisposto un adeguamento delle risorse destinate all’intervento sanitario, e neppure al personale, come lamenta il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria (Osapp).

Ai convegnisti sono giunti messaggi assai autorevoli, a cominciare da quello di Papa Benedetto XVI che ha sottolineato «il doveroso rispetto della dignità umana dell’ individuo che ha violato la legge affinché continui a sentirsi parte della società». Contribuire al «recupero dei detenuti in una prospettiva di riabilitazione e di reinserimento sociale», è stato l’auspicio del Presidente Ciampi. In piena campagna elettorale, però, anche il confronto sui problemi delle carceri diventa scontro. Il centrosinistra prende spunto dalla recente legge sulla droga paventandone come conseguenza un ulteriore aumento della popolazione carceraria.

Governo e maggioranza negano un tale esito della nuova legge che caso mai — sostengono — avrà un effetto contrario, essendo stato alzato da 4 a 6 anni il tetto dei reati per i quali è prevista la sospensione della pena. Tornando al tema, sono state fatte proposte concrete. Il presidente Barra ha offerto la disponibilità della Croce Rossa a contribuire alla gestione di istituti di pena in strutture demaniali o della stessa Cri. La Comunità Papa Giovanni XXIII di don Benzi ha proposto di riunire «tutte le associazioni di volontariato» mettendole «nelle condizioni di lavorare con più sinergia a soluzioni concrete e possibili».

Per i detenuti tossicodipendenti si può intervenire con le Comunità terapeutiche. Per gli altri, la Comunità Giovanni XXIII ricorda il proprio progetto «Oltre le sbarre», come «contributo significativo» che può dare «una svolta decisiva al problema ».

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