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Italiano detenuto in Grecia

Da: “ANSA” – Roma, 13 aprile 2006
CRI, E’ MALTRATTATO ED OFFESO UN SITO RIPORTA DIARIO DI DETENZIONE; BARRA, VA LIBERATO

Nelle carceri greche, Roberto Zappaterra, l’italiano arrestato lo scorso febbraio con l’accusa di essersi impossessato di alcuni frammenti di terracotta durante immersioni subacque, è “maltrattato ed offeso, i suoi diritti umani sono violati”. Lo denuncia la Croce Rossa Italiana al quale la famiglia di Zappaterra si è rivolta per dare una svolta positiva alla vicenda. La Cri chiede, in particolare, la sua liberazione, e l’accertamento del rispetto dei diritti umani. Zappaterra è detenuto nel carcere di Anfissa, a circa 250 chilometri da Atene, ed è in attesa di processo. Egli racconta la sua prigionia (le pressioni psicologiche subite e i forti disagi fisici) su dei foglietti che riesce a far avere ai suoi familiari nei tre incontri settimanali permessi. I suoi racconti sono pubblicati in un sito (www.robertozappaterra.com) che i fratelli e la sua compagna, Silvia Dalla Porta, hanno appositamente costruito. Dalla Porta riferisce che in quasi due mesi di prigionia, Zappaterra ha perso circa dieci chili.

Il presidente della Cri, Massimo Barra, si sta occupando della vicenda ed ha già scritto alla Croce rossa greca (Crg) per avere informazioni sullo stato dell’italiano. “Al momento – dice Barra – la Crg non è stata autorizzata ad incontrare Zappaterra ma ha avuto assicurazioni sul suo stato di salute: sta bene anche se provato psichicamente”. Dalle informazioni che giungono dal diretto interessato – un autista che lavora a part-time all’ ospedale di Castelvuovo Monti (Reggio Emilia) e che è istruttore di sub – la sua vita in carcere subisce gravi violazioni della dignità umana: gli è impossibile farsi la doccia, parlare con il direttore; vive in celle sporche ed infestate di parassiti sui letti e sui muri. “Ciò che mi sconcerta di più – racconta, fra l’altro, Zappaterra – è che vengo trattato, senza alcuna differenza, come chi ha ammazzato o spacciato droga”. E poi: “Nei bagni gli scarichi dei lavandini arrivano fino in pozzetti piccoli e a cielo aperto”. Ed ancora: “E’ strano come io ed alcuni prigionieri, dopo aver mangiato, siamo sempre colti da dissenteria ed alcuni anche da vomito”. “La nostra attenzione al caso Zappaterra – afferma Barra – vuole indurre nell’opinione pubblica una sorta di ribellione, un moto di non rassegnazione, nei confronti del degrado delle carceri.

La pena consiste nella limitazione della libertà, non nella violazione dell’intimità, dello scherno, della derisione a cui sono sottoposti i detenuti. Si tratta di condizioni, contrarie ai principi di umanità che non hanno nulla a che vedere con la pena che la persona deve scontare e che avvengono in tutto il mondo e contro le quali la Croce Rossa lavora e che denuncia senza esitazione”. Rispetto al caso specifico di Zappaterra, Barra sostiene che “la sua condizione di detenuto appare esuberante rispetto al reato ed al valore dei cocci che ha prelevato. Chiediamo la sua liberazione. Le autorità si facciano carico di questo cittadino italiano maltrattato e verifichino se sono rispettati i diritti umani”.

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