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Iraq: Nassiriya; salvate il bambino Alì, malato di leucemia

Da: “ANSA” – Nassiriya, 6 aprile 2006
CORSA CONTRO IL TEMPO, MOBILITATI CRI E SOLDATI ITALIANI

A Nassiriya c’è un bambino iracheno di 3 anni gravemente malato di leucemia. In Iraq non può essere curato e ha i giorni contati. Ma non è detto che potrà essere sottoposto al necessario trapianto in Italia: l’intervento e la degenza costano e non è facile trovare chi si accolla le spese. Per salvargli la vita è cominciata una corsa contro il tempo. Il piccolo Alì Hussein si trova ora nell’ospedale militare da campo italiano. Il direttore sanitario, Enzo Ferrante, proveniente dal Celio, spiega che la prognosi non è buona: “morirà senza le cure necessarie e, forse, sarà necessario un trapianto”.

Aspettativa di vita? “Forse un mese, restando le cose così”. Gli ufficiali del contingente che si occupano anche di questi aspetti hanno attivato tutti i loro contatti: “c’è un ospedale, a Catania, che ha dato ‘verbalmente’ la sua disponibilità – spiega il tenente Mirko Mosino -, ora aspettiamo di vedere le carte”. Per risolvere la situazione si è mobilitato personalmente Massimo Barra, presidente della Croce rossa italiana, in questi giorni in visita al personale della Cri a Nassiriya: “ci stiamo dando da fare e sono ottimista”, assicura. Ma quello di garantire un’assistenza adeguata ai tanti iracheni malati che chiedono aiuto al contingente italiano resta un problema. Nel 2003 venne siglata una convenzione tra Croce rossa e la Conferenza dei presidenti delle Regioni, con la collaborazione dei ministeri della Difesa e degli Esteri, proprio per questo aspetto. E decine di trasferimenti di pazienti sono finora avvenuti grazie a questo protocollo d’intesa.

Che ora, però, spiegano a Nassiriya, di fatto non è più operativo. Diverse Regioni, a causa dei tagli di bilancio, si sono tirate indietro (con qualche rara eccezione: ad esempio la Calabria, che ha appena stanziato 500 mila euro grazie ai quali verranno curati 4 bambini) e la ricerca di un ospedale è diventata quanto mai estemporanea. Spesso sono i comitati locali della Cri a segnalare le disponibilità, in altri casi si telefona direttamente alla struttura specializzata in quella patologia, ma ricevere un si non è facile. Proprio per questo Barra ha annunciato che nei prossimi giorni farà “un appello a tutti i presidenti delle Regioni e agli assessori alla Sanità chiedendo loro non solo di mantenere, ma di potenziare gli stanziamenti per queste emergenze. Facendo cosi’, infatti – spiega – non solo si salvano vite umane, ma si rafforzano i legami tra italiani e iracheni. Tutto ciò anche nell’interesse del nostro Paese e con ricadute positive, credo, pure per la sicurezza dei militari che operano a Nassiriya”.

Ma in attesa che l’appello produca i suoi frutti, l’ospedale da campo italiano continua a riempirsi. “Il nostro turno è qui da 40 giorni – spiega il dottor Ferrante – e già abbiamo individuato 10 iracheni, soprattutto bambini, che avrebbero bisogno di essere assistiti in Italia. Le pratiche sono in corso, ma il trasferimento non è facile, perché bisogna trovare chi paga. E i costi sono elevati: dai 50 mila euro, per i casi più semplici, ai 300 mila a paziente”. Naturalmente, i casi andati a buon fine non mancano. L’ultimo è quello di Ashwaq, una ragazza di 16 anni, che ce l’ha fatta anche perché ospitata un anno intero, con la mamma e il fratellino, da un ufficiale della Brigata Sassari che l’ha letteralmente adottata. Ashwaq è andata a scuola, ha imparato l’italiano e, il 20 marzo, è tornata a Nassiriya, dove oggi si trova in missione anche il suo padre ‘adottivo’. Il prossimo volo della speranza, invece, è quello che porterà domani a Roma Alì Abid, che compirà 2 anni ad agosto. Affetto da ‘mielomeningocele’, sarà operato al Gemelli. Il trasporto avverrà con un aereo militare e i costi dell’intervento saranno a carico della Regione Lazio; la madre sarà ospite dell’associazione Kim onlus di Roma.

Quello di Alì Abid è l’ultimo di molti casi risolti risolti, ma sono tanti altri i pazienti – tutti giovani, o giovanissimi – che non saranno così fortunati. Il problema dei costi dell’intervento e della degenza, come conferma il tenente colonnello Ferrante, resta attualmente “l’ostacolo principale”, la causa del mancato smaltimento della drammatica lista d’attesa che si apre con il nome di Alì Hussein, 3 anni, malato di leucemia.

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