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Immigrazione: Barra (C.R.I.), vorremmo gestire tutti i CPT

Da: “ANSA” di lunedì 6 febbraio 2006
DISPONIBILI A GARANTIRE RISPETTO DIRITTI UMANI

Affidare alla Croce Rossa Italiana la gestione di tutti i cpt, in modo da assicurare agli immigrati, che sono “persone vulnerabili”, non solo un pasto o un letto ma un’ assistenza umanitaria, come è giusto che sia. Lo propone il presidente dell’organizzazione di volontariato, Massimo Barra, che già gestisce sei centri destinati ai clandestini. In alternativa, la Cri è disponibile a monitorare tutti i centri, indipendentemente da chi li gestisce, perché in essi sia garantito il rispetto dei diritti umani. Barra – che nei giorni scorsi ha visitato il centro milanese di Via Coarelli definendolo “un carcere, un posto dove la gente sta contro la sua volontà e mediamente ci sta un mese” – tiene a distinguere fra la legge sul merito della quale non vuole entrare (“non spetta a noi dire se è giusta o sbagliata”) e fra l’applicazione della legge nonchè la qualità della gestione del centro.

“La nostra priorità – dice all’Ansa – è migliorare la qualità della vita di persone vulnerabili, e tali sono i clandestini nei centri. Vogliamo riempire di contenuti umanitari questi centri. La Cri in quanto ente pubblico, oltre che associazione di volontari, ha un valore aggiunto che non può andare perso”. “Bisogna distinguere – prosegue il presidente – fra la legge, verso la quale ognuno ha la legittima liberta’ di pensarla come vuole, e l’applicazione della legge. A noi non spetta il giudizio sulla legge ma possiamo proporre un modello di gestione in cui le persone non siano numeri ma uomini.

Noi da sempre – osserva ancora Barra – siamo a contatto, ed abbiamo esperienza, dei drammi umani. La gestione dei centri non e’ un problema di gare, di costi, di pasti. E’ l’attenzione ai diritti umani, alla presa in carico della persona vulnerabile”. Ed ancora. “Anche l’eventuale monitoraggio dei centri, da collocare all’interno del più ampio diritti umanitario internazionale, rientra nella nostra esperienza. Potrebbe essere – conclude – una garanzia per il governo, qualunque sarà, nei confronti del rispetto dei trattati internazionali”.

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