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«Dateci le carceri, le renderemo umane»

Da: “L’Eco di Bergamo” Roma 16 febbraio 2006
Proposta della Croce rossa: trasformare edifici dismessi in istituti di pena e gestirli direttamente

Spazi ristretti, sovraffollamento, diritti sanitari non adeguatamente rispettati: la pena per i detenuti italiani ha una dose di disumanità che – secondo gli addetti al lavori – non ha a che vedere con lo Stato di diritto. Di fronte all’emergenza carceri, la Croce rossa italiana lancia una proposta: è disponibile a trasformare in istituti di pena, edifici abbandonati (del demanio o mettendone a disposizione fra quelli di proprietà della stessa Cri) assicurandone la gestione, chiavi in mano, con tanto di militari, personale civile e volontari. Il tutto, nel rispetto della persona e dei diritti umani. Il presidente, Massimo Barra, si dice pronto a predisporre, anche a breve qualora ci fosse un interesse delle istituzioni, un progetto di fattibilità. L’ipotesi prevede la gestione, chiavi in mano, di strutture inutilizzate da destinare a carceri a carico e responsabilità della Cri, che metterebbe a disposizione anche il personale; la Cri ha fra le sue componenti anche i militari. Sarebbe un progetto-pilota con l’obiettivo primario di sperimentare un nuovo approccio di convivenza nelle carceri.

Il primo e principale intervento sarebbe de congestionare le carceri, rispettando il numero dei detenuti e quello dei posti letto. «L’invivibilità delle carceri – dice Barra – è un dato oggettivo. Non vogliamo entrare nelle questioni politiche, il nostro criterio è puramente umanitario. Di fronte alle condizioni di vita degli Istituti di pena, i detenuti sono persone vulnerabili. Sono loro il nostro interesse. La pena che devono scontare è nella limitazione della libertà, questo basta ed avanza. Cosa c’entra con il non avere bagni dignitosi, strutture idonee, personale umano? Cosa c’entra con la disattenzione sul loro problemi sanitari? Tenuto conto che il 30% della popolazione detenuta, ed è un dato patologico, è tossicodipendente e spesso sieropositiva o inalala di Aids? La qualità della vita, anche nelle carceri, non può essere messa in discussione. Ricordo che il rispetto dei diritti umani, compresi quindi quello dei detenuti, rientra nella nostra “mission”».

La proposta della Croce rossa ha ricevuto commenti favorevoli, anche se da ambienti del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) si fa notare che ci sono alcuni nodi da sciogliere a monte, In particolare problemi di natura legislativa che potrebbero essere superati solo con una volontà politica. Secondo Don Antonio Mazzi, la proposta della Croce rossa «è buona, varrebbe la pena di approfondirla. Può essere una soluzione complementare ed alternativa per quel detenuti che hanno bisogno di strutture di appoggio».

Per don Mazzi, sarebbe opportuno predisporre una sorta di «prototipo» di queste strutture che potrebbero essere gestite dall’organizzazione di volontariato e destinate a quei de tenuti che devono ancora scontare una pena ma godono di misure alternative. «Potrebbero essere strutture protette, luoghi per un passaggio intermedio del detenuto, ossia dallo stato di detenzione alla libertà». In questo quadro, è importante, a suo avviso, soffermarsi sulla formazione degli operatori. Leo Beneduci, segretario generale dell’organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria commentato: «Perché no? La proposta della Croce rossa, potrebbe andare bene per alcuni detenuti, per esempio quelli a basso indice di pericolosità, a custodia attenuata e soprattutto per chi sta dentro per problemi di tossicodipendenza».

La proposta di Barra ha un precedente nella storia Internazionale del movimento. Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha contribuito a gestire nel 1995, in fase di emergenza, alcune strutture penitenziarie in Ruanda. Al momento, secondo i dati del Dap, nei 207 penitenziari italiani ci sono 59.911 detenuti, contro un massimo di circa 43 mila posti.

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