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Carceri: minori; con la C.R.I. lavori sociali invece che cella

Da: “ANSA” – Roma, 27 marzo 2006
PROTOCOLLO SIGLATO QUESTA MATTINA CON MINISTERO GIUSTIZIA

I ragazzi coinvolti in procedimenti giudiziari potranno realizzare attività di volontariato, e di sostegno agli altri, con la Croce Rossa Italiana. L’opportunità – che potrebbe teoricamente interessare migliaia di minori italiani (tanti sono infatti i ragazzi che hanno problemi con la giustizia) – è offerta da un protocollo d’intesa siglato questa mattina dal presidente della Cri, Massimo Barra, e dal responsabile del Dipartimento per la giustizia minorile, Rosario Priore.

L’intesa, di durata biennale (rinnovabile), giunge a conclusione di una sperimentazione di oltre un anno i cui risultati sono stati giudicati “ottimi” sia da Priore sia da Barra e che ha coinvolto decine di ragazzi. Il protocollo prevede, in particolare, che i comitati locali della Cri (circa 1.500 sull’intero territorio nazionale) nel realizzare attività socialmente utili coinvolgano minori e giovani adulti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile. Questo impegno (saranno tenuti presenti le “inclinazioni e le esigenze educative del minore”), che ha la prioritaria finalità della rieducazione del minore, sarà fornito gratuitamente.

La fascia d’età interessata è quella fra i 14 e 21 anni. La copertura assicurativa è a carico dell’amministrazione della giustizia. Il dipartimento della Giustizia minorile e la Cri costituiranno poi un apposito comitato di coordinamento che, fra l’altro, si occuperà di promuovere specifici progetti e programmare studi e ricerche. Per Barra, “è interesse nazionale che i giovani che hanno problemi con la giustizia siano incentivati a cambiare stili di vita da persone che 24 ore su 24 sono al servizio della collettività. La Cri può essere da stimolo per cambiare direzione alla propria esistenza”. “Ben vengano – ha sottolineato Priore – iniziative come queste che permettono di offrire alternative ai giovani. Agli occhi dei ragazzi, dobbiamo infatti essere competitivi delle organizzazioni criminali”.

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