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Barra: militari addio, in Iraq resteremo da cooperanti

Da: “Vita” del 21 aprile 2006
Il neopresidente della Croce rossa italiano avverte il nuovo governo: “Mai più missioni senza l’ok di Ginevra”

Nuovo colore per il governo in Italia. E nuova veste anche per la missione della Croce rossa italiana in Iraq. In questo momento in Mesopotamia l’ente del neopresidente Massimo Barra, rientrato pochi giorni fa da Nassiriya, gestisce il Medical City Center di Bagdad, dove da qualche mese ormai sono impegnati solo medici locali, e, con 60 uomini del corpo militare e 8 infermiere volontarie, assicura il supporto sanitario ai 2.600 militari italiani di stanza proprio a Nassiriya. «Qui, però», precisa lo stesso Barra, «forniamo assistenza anche alla popolazione locale. Io stesso sono rientrato in Italia portandomi dietro un ragazzino malato di mielomeningocele che è stato ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma. L’inquadramento principale rimane comunque l’ausilio alle nostre forze armate».

Questa attività continua a costituire un’anomalia del nostro ente. Nessun’altra Croce rossa, infatti, svolge compiti di questa natura. II probabile futuro governo di centrosinistra provvederà però al progressivo rientro del nostro contingente. Se dovesse venir rispettata la tabella già annunciata dal ministro Martino, l’ultimo soldato italiano lascerà Nassiriya entro il 31 dicembre 2006. In Iraq, però, almeno per qualche mese, si continuerà a parlare italiano. «La prospettiva è che l’intervento militare ceda il passo a un intervento civile di sviluppo e di capacity building», spiega Barra. «Non faccio riferimento a input politici, constato semplicemente quello che è il trend in situ, dove sono già attivi funzionari del ministero degli Esteri impegnati a progettare interventi di natura civile». In questo caso la Cri sarebbe quindi chiamata a collaborare sia con la Cooperazione della Farnesina, sia con la Mezzaluna Rossa. Così fra la missione attuale e quella futura la differenza sarà abissale.

Conferma il medico romano: «Oggi è in corso un’azione militare e noi siamo presenti come ausiliari delle truppe intervenute in territorio straniero; domani saremo chiamati a svolgere un’azione civile di sviluppo e cooperazione che non può prescindere dal coinvolgimento della Mezzaluna Rossa di Bagdad con cui, peraltro, ho rapporti personali molto buoni». Si seguirà in questo caso il solco tracciato dall’esperienza del Medical City Center della capitale. Una fase di affiancamento, per poi lasciare spazio al personale locale: «L’idea su cui stiamo lavorando è la creazione di un servizio di 118». Rimane però in sospeso una questione cruciale. Come reagiranno in via Toscana nel caso in cui il nuovo governo, così come avvenuto sotto la reggenza del commissario Scelli quando a Palazzo Chigi c’era Berlusconi, chiedesse alla Cri di preparare una missione come quella di Bagdad, senza il lasciapassare di Ginevra?

Non lascia spazio a malintesi la risposta di Barra: «Sarò il custode dell’ortodossia. Nessuno può dimenticare che siamo una costola di un movimento internazionale e che la nostra autonomia è garantita sia dallo statuto nazionale sia dai principi sottoscritti nel 1965 da tutti i governi, compreso il nostro». Insomma, a nessun presidente del Consiglio sarà permesso di usare la Croce rossa come un’arma impropria.

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