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Un volontario presidente della Croce Rossa

Da: “Il Tempo” di giovedì 29 dicembre 2005
Le linee-guida: indipendenza, autonomia e apertura alle esigenze dei più deboli

NEL SUO petto batte ancora un cuore da volontario. Ed è un cuore grande quello di Massimo Barra, «classe 1947», entrato nella Croce Rossa a soli otto anni, e da ieri ufficialmente presidente di un’istituzione commissariata per un triennio. Quasi un «miracolo» in un Italia parcellizzata sulla base del «manuale Cencelli» visto che Barra non è uomo di partito, che con la sua fondazione, Villa Maraini, ha fatto della «strada» il suo posto di lavoro, che non ha mai avuto peli sulla lingua ed è abituato ad usare più l’arma della verità che quella della retorica. Principi rispettati durante il suo discorso d’insediamento ieri, davanti al sottosegretario Gianni Letta, al ministro della Salute Francesco Storace e al suo «predecessore» Maurizio Stelli. Barra, che ha parlato «braccio», ha rivendicato l’autonomia e l’indipendenza della Croce Rossa (e riconosciuto al Governo di averle rispettate).

E ne ha definito il ruolo: «Noi non siamo pacifisti perché i pacifisti sono di parte – ha detto – ma siamo pacificatori, la nostra ideologia è quella della mediazione, dell’interposizione, del rispetto dei diritti umani. Non ho mai frequentato i partiti ma solo questo palazzo». Quindi, sempre riferendosi alla posizione della Cri, ha aggiunto: «Non siamo solo gli ausiliari del governo, e neanche soltanto un’organizzazione di volontariato. Siamo entrambe le cose», al «servizio della Nazione. Non siamo un secondo Ministero della salute ma un’organizzazione che si affianca per risolvere i problemi. Essere indipendenti vuol dire che rispettiamo le leggi dello Stato e facciamo ciò che talvolta il governo non può fare». Il patrimonio della Cri, secondo il neo presidente, sta nel suo «alto gradimento», nel fatto che «la gente sa di poter contare su di noi». Poveri, drogati, carcerati: a queste categorie, ha spiegato, si rivolge l’opera della Croce Rossa, ai più vulnerabili, deboli e indifesi, dei quali «vogliamo essere gli “avvocati”».

Barra ha poi affermato che la Cri «deve essere una casa aperta in cui tutti gli italiani possano entrare liberamente e deve essere organizzata su base regionale»: la sede centrale, ha spiegato, «non può essere gravata di tutto, i presidenti dei comitati regionali devono prendersi la loro leadership». Il neopresidente ha inoltre ringraziato l’ex commissario straordinario Scelli, e ha puntato il dito contro chi all’epoca dell’ Iraq lo ha criticato per il suo operato: «Vorrei vedere – ha detto Barra – se chi ha criticato avrebbe mai fatto ciò che ha fatto lui, io forse non avrei avuto il suo coraggio». Infine, il ministro Storace, contestato da alcuni precari (che mentre parlava hanno sollevato uno striscione con su scritto: «Questo governo spara anche sulla croce rossa»), ha risposto ai contestatori con un annuncio: oggi, ha detto, in Consiglio dei Ministri verrà discusso un emendamento al decreto sulla Pubblica Amministrazione proprio per regolarizzare le forme di precariato nella Cri.

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