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Scelli dice addio alla Croce rossa e (ri)lancia il partito

Da: “il Manifesto” Roma, giovedì 15 dicembre 2005
Una parata di ufficiali e tailleur per il commiato dell’ex commissario. Ringraziamenti per tutti, tranne Calidari.

Alla fine ha voluto salutare tutti. Gli ufficiali e i volontari della Croce rossa italiana, dei quali ha ricordato la cura che, nel periodo della sua permanenza in Iraq hanno riservato a lui personalmente. Ha premiato e citato ad uno ad uno i sottufficiali e gli ufficiali del Ros, decorati con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo, in particolare il tenente colonnello Luigi Arnaldo Cieri che lo ha elogiato «per l’orgoglio e la caparbietà di Maurizio nelle indagini sui nostri connazionali in Iraq». L’avvocato Maurizio Scelli, da oggi ex-commissario straordinario della Croce rossa italiana, nell’elenco dì citazioni e ringraziamenti ha omesso solo un nome, quello di Nicola Calipari, il dirigente del Sismi ucciso il 4 marzo scorso durante la liberazione di Giuliana Sgrena. Omissione voluta: «Non voglio alimentare strumentalizzazioni politiche», ha spiegato Scelli.

«Quelle stesse strumentalizzazioni ha detto, «alimentate all’epoca dei sequestri in Iraq dalle ombre di una politica faziosa». L’ex commissario straordinario della Cri, protagonista nel settembre 2004 della liberazione di Simona Pari e Simona Torretta dopo trattative condotte anche allora dagli uomini del Sismi, rimase fuori dalla gestione del sequestro Sgrena. Eppure, nella cerimonia d’addio, trasformata in personalissima kermesse all’interno della Sala Palasciano della sede nazionale della Cri in via Toscana a Roma, qualcosa di politico è aleggiato. A cominciare dal megaspot di commiato con immagini dell’avvocato in udienza dal Papa, mentre accarezza un bambino o quando interviene da un palco con sfondo cielo (il raduno-flop dei giovani azzurri della scorsa primavera?). Sottofondo: «La gente come noi» di Renato Zero. «Ho imparato ad amare di più la gente», recitano le didascalie che riportano il pensiero scelliano. «Ho dovuto superare diffidenza e scetticismo – non si è stancato di ripetere l’avvocato abruzzese a capo della Croce rossa italiana dal 2003 per nomina governativa – ma, con il mio impegno di cui vado fiero e orgoglioso, ho restituito all’istituzione autonomia e autorevolezza». I dati, forniti dall’Ente, parlano chiaro: +274,88 per cento, il saldo finanziario nel periodo 2002-2003, addirittura +860,59 per cento il saldo economico.

Tanta capacità nella gestione delle risorse finanziarie e umane, non può andare perduta. E l’idea di fondare un partito, magari già per le elezioni del 2005, a Scelli non è ancora passata. «Dopo aver dato ascolto a tanta gente come ho fatto io in questi anni – ha detto – non ci si può fermare. Io sarò al fianco di chi chiede di abbattere il muro di diffidenza. I giovani rappresentano un grande patrimonio di umanità che ora chiedono la fine della delega in politica». Centrodestra o centrosinistra? «La nuova legge elettorale permette di competere anche da soli». Ha negato qualsiasi segnale di discontinuità il neo-presidente Massimo Barra, il secondo eletto dalla base negli ultimi 70 anni tra commissariamenti e nomine governative. «Cè chi ha visto la mia candidatura come un segnale di discontinuità — ha detto il fondatore della Comunità di Vìlla Maraini – questo non è assolutamente vero. Anzi, rendo omaggio ai tre anni di lavoro di Scelli.

Qualcuno l’ha accusato di essersi avventurato troppo avanti su terreni impervi ma chi lavora nella Croce rossa ha il dovere di aiutare chi si trova in difficoltà. Cosi ha fatto Maurizio, rischiando addirittura la pelle». Alla fine, nella sala strapiena, tra divise militari e tailleur rosso fuoco, l’ultima premiata è stata Letizia, giovane volontaria down. «Ti regalo la mia maglia – ha detto Scelli allungandole una carezza – non sarà come quella di Totti…».

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