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La nuova croce rossa ha la forma di un rombo

Da: “Vita” del 2 settembre 2005
In ottobre la più antica organizzazione di volontariato al mondo ufficializzerà il nuovo emblema. «La croce e la mezzaluna ci creavano troppi problemi», fanno sapere da Ginevra

Sarà un cristallo rosso su base bianca, «perché rappresenta la purezza dell’acqua di fonte», (la citazione è di Massimo Barra, vicepresidente della Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa), ma avrebbe potuto essere anche un gallone o un cuore. Soluzioni, queste ultime, bocciate nel rush finale perché ritenute una troppo militaresca e l’altra troppo romantica. Il cristallo però non sostituirà né la croce, né la mezzaluna. I due emblemi ufficiali della storica associazione di volontariato, che proprio lo scorso 22 agosto ha festeggiato i 141 anni di vita, non andranno in pensione, ma saranno affiancati da un nuovo simbolo, che a Ginevra ritengono più presentabile.

Il cristallo, ma la definizione è provvisoria, alla fine potrebbe anche chiamarsi prisma, rombo, diamante o losanga, esordirà nel mese di ottobre (le date non sono ancora state rese note) in Svizzera quando il governo elvetico convocherà una conferenza diplomatica ad hoc nella quale i 181 membri della federazione internazionale dovranno votare all’unanimità un protocollo addizionale ai due già in vigore. Barra incrocia le dita: «Mi auguro che fili tutto liscio, non nascondo però che qualche resistenza ci sia, malgrado l’impegno di molti governi, non ultimo quello di Roma con in testa il ministro Fini».

A spingere sul pedale del freno, sarebbe, infatti, il blocco dei Paesi arabi, che non ritiene i tempi ancora maturi per l’ingresso nel consesso internazionale degli israeliani della Società del Magen David Adom. Non c’è da stupirsi. La questione dell’emblema della Croce rossa da sempre pesa, e parecchio, sulla bilancia dei rapporti fra le potenze internazionali. Fin da quando l’impero ottomano nel 1876, 12 anni dopo il varo del simbolo ufficiale (una croce rossa su sfondo bianco per richiamare la bandiera svizzera simbo¬lo di neutralità), adottò unilateralmente la mezzaluna rossa perché «la croce feriva la suscettibilità del soldato musulmano», come fece sapere una nota ufficiale della Sublime Porta. La mezzaluna rossa guadagnò definitivamente l’ufficialità solo nel 1949 e oggi viene adottata da 31 Paesi islamici. Tutto risolto? Niente affatto. Negli ultimi anni altri nodi sono venuti al pettine. Antonella Notari, portavoce del Cicr, il Comitato internazionale della Croce rossa, ricorda che «ancora oggi alcuni Paesi non si riconoscono né nella croce, né nella mezzaluna come nel caso di Israele o dell’Eritrea».

«L’identificazione della croce con la religione cristiana», aggiunge Barra, «mette in pericolo l’attività umanitaria dei nostri operatori. Il mullah Omar è arrivato a dichiarare la piena legittimità di un attentato islamico contro di noi». Nelle menti dei dirigenti di Ginevra brucia ancora il ricordo l’attacco dell’ottobre 2003 contro il compound della Croce rossa internazionale a Bagdad. Da qui l’urgenza di trovare un nuovo simbolo, che appaia neutrale agli occhi di tutti. Secondo Barra «la soluzione del cristallo è la migliore possibile», ma bisogna fare in fretta «perché adesso, dopo il ritiro da Gaza deciso da Sharon, il clima è favorevole».

Domani potrebbe non essere più cosi. Cristallo, croce e mezzaluna, non si rischia di fare confusione? «Non credo, ogni società nazionale sarà libera di mantenere il suo simbolo, il cristallo sarà un emblema aggiuntivo, non sostitutivo», tranquillizza la Notari. Sul piano operativo cosa cambierà? Barra: «Prendiamo il caso della missione irachena della nostra Croce rossa. A Nassiriya potrà continuare ad avvalersi della sola croce, perché in quel caso ha un compito ausiliario delle nostre forze armate e quindi è parte in causa. L’attività di supporto alla Mezzaluna rossa dell’ospedale di Bagdad ha invece carattere neutrale, in questo caso quindi la Cri dovrà servirsi del cristallo». Un’eventualità che a Roma però sta provocando qualche mal di pancia. L’ordine di scuderia è di tenere le bocche cucite, ma a ben guardare l’insofferenza è palpabile. Come dimostra la stilettata di Mila Brachetti Peretti. L’ispettrice nazionale del corpo delle infermiere volontarie ha infatti annunciato una tenace resistenza: «Abbiamo sempre lavorato sotto l’emblema della croce, in qualsiasi situazione. Se dipendesse da noi non lo cambieremmo affatto».

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