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La Croce Rossa volta pagina. Finita l’era Scelli, ecco Barra

Da: “La Stampa” di domenica 4 dicembre 2005
NUOVO PRESIDENTE RAPPRESENTANTE DELLE COMUNITA’ DI BASE, SARA’ ELETTO FRA UNA SETTIMANA
“Dalla parte della gente, indipendenti da Palazzo Chigi”

I progetti
«Voglio fare entrare a pieno titolo la Cri nella grande famiglia internazionale superando le passate incomprensioni»
La politica
«Vicino a chi ha bisogno di aiuto a costo di apparire sgraditi a chi ci preferirebbe più duttili»

Croce Rossa Italiana, si volta pagina. Finita l’era di Maurizio Scelli, s’avanza Massimo Barra, medico, 58 anni, volontario da sempre, operatore dalla schiena dritta che non s’è mai tirato indietro nelle polemiche sul trattamento dei tossicodipendenti e dei malati di Aids (la sua linea, al centro di Villa Maraini, è: prevenire con siringhe nuove o con i profilattici è meglio che curare, e dunque sì alle strategie di riduzione del danno, metadone compreso), figura molto amata nella Cri. Tra una settimana settecento Grandi Elettori lo voteranno nuovo presidente. E’ da tempo immemorabile che la Croce Rossa è commissariata. Con il nuovo statuto, che è un indubbio successo di Scelli, invece, i volontari della Cri eleggono democraticamente il loro presidente. E non sarà un caso se alla guida della nuova Cri è in arrivo una figura del tutto inedita: rappresentante delle comunità di base, sganciato dalla politica, lontano dai poteri forti, lontanissimo dall’attuale governo.

Superare le incomprensioni
«Voglio adoperarmi affinché torni a essere la Croce Rossa della gente, con la fiera consapevolezza di essere sempre dalla parte di chi ha bisogno di aiuto, anche a costo di apparire sgradita a chi la preferirebbe più duttile e inserita nei comuni meccanismi del potere», il suo programma. E già la dice lunga sulla svolta «descamisada» della Cri. Da ieri, insomma, scaduto il termine di nuove candidature, l’elezione di Massimo Barra è scontata. Non meraviglierà sapere che ha sbaragliato sul nascere tante aspirazioni: da Maria Teresa Letta, sorella del sottosegretario alla Presidenza e leader in Abruzzo, a Guglielmo Stagno d’Alcontres, potente presidente del comitato siciliano nonché fratello di un deputato di Forza Italia e cugino del ministro Antonio Martino, ad Alessandra Lonardo Mastella, presidente della Campania nonché sorella dell’omonimo leader dell’Udeur; infine alla lombarda Maria Rosalia Parlanti. «Il mio programma – dice il presidente in pectore, al telefonino dall’Afghanistan dove sta visitando l’ospedale ortopedico di Alberto Cairo – è di far rientrare a pieno titolo la Cri nella grande famiglia internazionale, superando le incomprensioni del passato». E già c’è, tra le righe, una polemica con l’uscente Scelli, che nei consessi internazionali non è stato mai troppo digerito per un eccesso di vicinanza al governo e per quell’ospedale di Baghdad che strideva con l’allontanamento dall’Iraq di tutta la Croce Rossa internazionale. «No, nessuna polemica», dice Barra. Ma intanto annuncia che metterà subito mano allo statuto appena approvato: «Ci sono alqune segnalazioni di Ginevra che vanno recepite. Lo statuto è buono, ma non c’è limite al meglio» Promette che valorizzerà le realtà locali. «C’è stato negli ultimi tempi un indubbio eccesso di centralizzazione». Anche qui: non è una critica a Scelli? Tra i due, comunque, da ultimo, i rapporti filano abbastanza lisci. Scelli stesso ha tirato la volata a Barra con una lettera aperta: «Il mio modesto suggerimento – ha scritto qualche giorno fa il commissario uscente – è una candidatura unica per rendere l’eletto più autorevole e rappresentativo senza il limite e la debolezza derivanti da spaccature». La futura Croce Rossa sarà molto più indipendente da Palazzo Chigi. Di sicuro non avverrà mai più che il simbolo della croce in campo bianco venga speso in una manifestazione elettorale come accadde alla famosa convention giovanile di Firenze. «Ma attenzione – avverte il candidato unico – non saremo mai una qualsiasi Ong. La nostra storia è diversa. Noi siamo ausiliari dei poteri pubblici, anche se i governi stessi s’impegnano a riconoscere i 7 principi della Croce Rossa. E tra questi rammento la Neutralità e la Indipendenza. So bene che il ruolo di ausiliari può essere interpretato in modo più o meno vincolante. In ogni caso vogliamo operare sempre in aiuto delle persone più vulnerabili». Quella di Barra sarà una Croce Rossa che promette di recuperare anche le sue lontane origini risorgimentali. Potrebbe organizzare regolarmente un raduno sul campo di battaglia di Solferino, dove nel 1864 Henry Dunant e un gruppo di gentildonne si preoccuparono dei feriti a prescindere dalle nazionalità. Sarebbe l’occasione anche per riflettere su quell’anima che porta le stellette.

Contributo di competenze
«La Croce Rossa – dice Barra – nasce ausiliaria dei servizi di sanità militare. Lo è tutt’ora. Le convenzioni di Ginevra prevedono che il personale, in tempi di conflitto armato, sia assoggettato agli usi e ai costumi militari. Questo è ciò che giustifica la presenza dei militari e delle crocerossine. Ma è evidente che è una materia “in progress”. Una volta era chiaro che cosa fosse una guerra, con una potenza occupante e una occupata. Oggi non è più così chiaro. Ci sono gli interventi multinazionali. Il peace-keeping e il peace-enforcing. Addirittura gli eserciti intervengono in maniera multilaterale in operazioni di protezione civile. E’ una materia in continua evoluzione a cui noi potremo dare il nostro contributo di competenze».

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