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La Croce Rossa si amputa

Da: “Libero” di sabato 13 agosto 2005
Tendenze no global – L’associazione umanitaria cambia il simbolo. Ma gli islamici moderati la criticano: non serviva

Hanno sparato sulla Croce Rossa. Letteralmente. D’ora in poi non sarà più questo il simbolo della più importante associazione umanitaria del mondo. Invece della bandiera svizzera rovesciata, sventolerà un rombo: il “Cristallo Rosso”, nuovo avamposto del laicismo imperante. Non a caso è proprio Adel Smith, il leader dell’Unione musulmani d’Italia che qualche anno fa intraprese una battaglia personale contro il simbolo della cristianità nelle scuole, il primo (e unico) ad esultare: «Una scelta giusta e corretta sostituirla». Ma che l’eliminazione della croce sia vissuta come una vittoria storica dell’Occidente laico, lo dice chiaramente il vicepresidente della Federazione della Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Massimo Barra, che arriva a definire il cristianesimo una «corrente religiosa».

«Siamo giunti alla conclusione che sia giusto creare un emblema che non sia legato ad una corrente religiosa, ideologica e politica», spiega Barra, che si appella al Mullah Ornar per giustificare tale scelta. «Si è arrivato a dire “compiere un attentato alla Croce Rossa”» in quanto «contrassegno di un avamposto dell’Occidente imperialista cristiano, anziché movimento umanitario super partes». Ci si trincera dietro le cause dei forza maggiore: «II Comitato internazionale della Croce Rossa ha ritenuto più prudente girare con le macchine bianche piuttosto che con quelle con l’emblema», sottolinea il vicepresidente, «perché rischiava di diventare un bersaglio». Ma è questo che l’Italia laica non tollera più: che la Croce Rossa «appaia legata simbolicamente alla religione cristiana», come dice Barra. Le sue argomentazioni, però, non convincono nessuno. Nemmeno i musulmani. Il simbolo della Croce Rossa non ha un significato religioso, né tanto meno assomiglia alla croce di Gesù», fa notare Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana mondiale in Italia. Scialoja ricorda, inoltre, che «durante la guerra Iraq-Iran la Croce Rossa aveva libero accesso addirittura al controllo sulle armi chimiche».

Persino Hamza Roberto Picardo, segretario nazionale dell’Unione comunità islamiche d’Italia (Ucoi) si dice perplesso: «La cosa non mi convince. Un’organizzazione così va giudicata per quello che fa e non per la bandiera sotto cui opera. È giusto che ognuno mantenga i simboli della propria identità», commenta Picardo. Il rischio, per lui, è che «scompaiano anche la Mezzaluna Rossa e gli altri emblemi». I singoli loghi umanitari, per la verità, non scompariranno del tutto: Il Cristallo rosso, che sarà ratificato da tutte le società che hanno firmato la convenzione di Ginevra, è considerato un simbolo “protettivo”, che verrà usato in tempo di guerra. Mentre i vecchi emblemi come la Croce Rossa, la Mezzaluna Rossa o la Stella di David Rossa, definiti invece “indicativi”, potranno continuare ad essere esibiti, «ad esempio per una manifestazione culturale», informa Barra, lasciando il vuoto su tutte quelle circostanze che stanno tra la guerra e la cultura. «Chi deciderà quando indossare l’uno o l’altro simbolo sull’uniforme? In base a quale criterio sarà valutata l’opportunità di esporre il rombo o la croce?», si chiede Mila Brachetti Peretti, ispettrice nazionale del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana.

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