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La Croce Rossa diventa un rombo: così non offende nessuno

Da: “G@ynews” di giovedì 18 agosto 2005
IN GUERRA LO STORICO EMBLEMA SARA’ ABBANDONATO A FAVORE DI UN SIMBOLO RELIGIOSAMENTE NEUTRALE (DA LA STAMPA)

È un segno, non piccolo, di come cambiano i tempi. O forse di come i tempi ci stanno cambiando. La Croce Rossa rinuncia al suo simbolo storico e diventa bipartisan. Da oggi in poi sarà il “Cristallo rosso” a rappresentarla: un rombo, scelto con cura per non evocare nessun, ma proprio nessun feticcio religioso. Vero, la “Croce” non è simbolo di fede, è semplicemente la bandiera svizzera al contrario, in omaggio alle radici: la sua antenata, la Società di soccorso, nacque nel 1864, durante la prima Conferenza di Ginevra, quando i dubbi amletici sul “culturalmente corretto” erano di là da venire. Indicava protezione e neutralità a livello internazionale, doti eminentemente svizzere, fra l’altro. Ma i proclami di bin Laden e dei suoi contro i “crociati” hanno lasciato il segno e affrettato le conclusioni di un dibattito in corso da decenni in seno all’organizzazione umanitaria internazionale. Del resto, era Croce rossa solo per il mondo cristiano e tale resterà.

I musulmani conoscono e apprezzano la “Mezzaluna rossa” fin dal novembre 1876 quando la Turchia, in guerra da sei mesi contro la Russia, comprese di colpo che l’emblema contrastava con le convinzioni religiose delle sue truppe e volle qualcosa di più islamico. Nel 1923 la Persia, non ancora Iran ma già desiderosa di distinguersi, pretese un “suo” segno: leone e sole rossi su fondo bianco. In Israele le urgenze sono garantite dall’onnipresente “Magen David”, la Stella di David. Nelle missioni internazionali, dopo gli attentati degli ultimi anni, i mezzi hanno adottato un’anodina uniformità bianca per non irritare nessuno.

La presentazione al Festival di Locarno del film “Land mines- A love story” sull’Afghanistan, è stata l’occasione per sancire il passaggio: “Siamo arrivati alla conclusione – ha annunciato il vicepresidente della Federazione della Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Massimo Barra – che sia giusto creare un’ emblema che non sia legato a una corrente religiosa, ideologica e politica. In molte situazioni la Croce Rossa appare legata simbolicamente alla religione cristiana: si è arrivati anche a giudicare legittimo un attentato alla Croce Rossa, come disse il Mullah Omar, spiegando che era contrassegno di un avamposto dell’Occidente imperialista cristiano”.

Il Comitato internazionale, assicura Barra, ne discute da cinquant’anni: “È una problematica solo apparentemente secondaria, ma da cui in realtà può dipendere la vita o la morte delle persone”. Nessuno saprebbe dargli torto. Ora il nuovo simbolo dovrà essere ratificato da tutte le società che hanno firmato la convenzione di Ginevra, che dovrebbero adottarlo stabilmente in tempo di guerra e in situazioni “sensibili” mentre in altre occasioni, meno delicate, ognuno potrà usare il vecchio emblema. Fanno bene, fanno male? Il dibattito è già caldo e tutt’altro che bipartisan. Plaude all’iniziativa il fotografo Oliviero Toscani, con parole di lode per il nuovo logo: “Va bene cambiare e visto poi che il nuovo simbolo è bello va benissimo”. “Certe volte mi meraviglio nel vedere realizzati alcuni miei desideri tra i più sentiti”, chiosa Massimo Consoli, fondatore del movimento gay in Italia. Ma sul fronte cattolico regna lo scetticismo: “Mi sembra una stravaganza.

Capisco che siamo d’estate, ma francamente la considero un’idea peregrina”, commenta, tagliente come al solito, il senatore a vita Giulio Andreotti. L’idea non entusiasma nemmeno i musulmani d’Italia, con l’esclusione del “nemico del crocefisso” Adel Smith, che la valuta “scelta giusta e corretta”. “Se il Comitato internazionale ha deciso di cambiarlo, avrà i suoi motivi per farlo, ma non mi pare che la Croce rossa assomigli alla croce di Gesù””, minimizza il diplomatico Mario Scialoja, a nome della Lega musulmana mondiale in Italia. Più schietto il segretario nazionale dell’Ucoi, l’Unione Comunità Islamiche d’Italia, Hamza Roberto Picardo: “Non mi convince. Credo sia giusto che ognuno mantenga i simboli della propria identità. Il rischio è che poi scompaiano anche la Mezza luna Rossa e gli altri emblemi”. Ma anche alla Croce Rossa c’è qualche perplessità: l’ispettrice nazionale del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, Mila Brachetti Peretti, annuncia una soffice ma tenace resistenza: “Abbiamo sempre lavorato sotto l’emblema della croce, in qualsiasi situazione. Se dipendesse da noi non lo cambieremmo affatto”.

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