Servizi

Gli hotel dove si esce dal tunnel

Da: “Gente” N. 44 del 4 novembre 2005
La cocaina non dà dipendenza fisica, ma psicologica. Chi smette entra in depressione

Stanno in macchina, accampati fuori dalle comunità. Sono in lista d’attesa, i genitori aspettano con loro: hanno troppa paura di riportarli a casa. Altri si accalcano fuori dai Ser.T., i servizi per le tossicodipendenze: parlano tra loro di quello di cui possono parlare: eroina, cocaina, metadone, pastiglie. La gente passa alla larga. Qualcuno vola negli Stati Uniti e si rifugia in cliniche da 4 mila dollari al giorno. Posti dai nomi hollywoodiani: Cottonwood, The Meadows, Pryory. Tutti stanno male. Tutti. Diciamo la verità: in tanti ci hanno riso sopra. Lapo Elkann e il suo festino a base di cocaina e sesso, Kate Moss e le sue cinque piste sniffate in mezz’ora. Dalle battute è rimasto fuori solo Paolo Calissano, perché lì c’è scappato il morto: aveva 31 anni, Ana Lucia Bandeira. Adesso Kate Moss è in una clinica in Arizona, urla e chiama mamma.

Nella stessa clinica, probabilmente, è atterrato anche Lapo Elkann. Paolo Calissano è in una comunità in Piemonte, la Fermata d’autobus di Trofarello. Per loro, come per tutti quelli che tentano la disintossicazione da cocaina, inizia il difficile. Dice Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze della Asl di Milano: «Chi si disintossica dalla coca non va incontro alle stesse reazioni fisiche che da l’astinenza da eroina. Non vomita, non ha diarrea ininterrotta né dolori lancinanti, ma viene abbattuto da una depressione fulminante. È un’astinenza di testa, ma non è diversa da quella fisica». Poi c’è il craving. E cioè, il desiderio irrefrenabile e improvviso che può attaccare l’ex cocainomane anche a distanza di anni dalla disintossicazione: «È subdolo, improvviso: se non si resiste si crolla ancora».

Chi scappa dalla cocaina cerca aiuto dove può. In Internet la coca è diventata un business, c’è già un mercato dell’indotto. Negli Stati Uniti la chiamano drug economy. C’è chi vende il test antidroga on line: strappa un po’ di capelli a tuo figlio o al tuo fidanzato, inseriscili in un apposito contenitore, infila tutto in una busta con un codice identificativo e spedisci. In una settimana ti arriverà la risposta a casa. Si droga oppure no? Il tutto per 135 euro. C’è poi anche chi pubblicizza un trattamento Vip per la disintossicazione da cocaina: “Casa di cura privata dotata di apparecchiature all’avanguardia offre suite costituita da mini appartamento con camera da letto, salottino, sala da pranzo, bagno, due televisori con parabola satellitare, internet, fax, frigo bar ed équipe medico infermieristico a disposizione”.

La disintossicazione è garantita in 5 giorni, “durante il ricovero il paziente passerà la maggior parte del tempo dormendo, sarà risvegliato per mangiare e andare in bagno”. Resta da capire a che cosa servano due televisori. E il fax? Spiega Massimo Barra, fondatore e direttore di Villa Maraini, a Roma, una struttura della Croce Rossa per la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze: «I criminali e i truffatori esistono in tutti i campi, e quindi anche nel nostro. Ma venir fuori dalla dipendenza da cocaina è complesso, ci vuole un percorso lungo. Altro che 5 giorni. Il nostro è un programma triennale». Da cinque giorni a tre anni, non è proprio la stessa cosa. «Certo, non si parla di tre anni di ricovero, ma di un accompagnamento in varie fasi. E siamo gli unici, tra l’altro, che hanno messo a punto un programma specifico per la dipendenza da cocaina. Si chiama “spazzaneve”». Quanto costa il trattamento? «È gratuito, ovviamente»…

,