Servizi

Dopo Scelli un uomo di Scelli: la Cri non cambia

Da: “L’Unità” di domenica 4 dicembre 2005
Massimo Barra, fedele di Fini, unico candidato a presidente della Croce Rossa. Malumori nel governo. Antiproibizionista, storico fondatore della comunità Villa Maraini, Barra vince la successione. “Saltata” l’altra candidatura forte, quella di Susanna Agnelli: non avrebbe pagato la quota Cri

Un uomo di Scelli al posto di Scelli. Con una settimana di anticipo e una battaglia senza esclusione di colpi si è chiusa ieri la corsa alla successione per la guida della Croce Rossa italiana. Nel segno della continuità. Il nuovo presidente è Massimo Barra storico fondatore della comunità per tossicodipendenti Villa Maraini a Roma, costituita in joint-venture con la Cri nel lontano 1976. Antiproibizionista, ma uomo di Fini. In prima linea nella lotta alla droga, ma fautore dell’equiparazione delle strutture private ai Sert. Del Ddl sulla droga che sarà discusso tra pochi giorni a Palermo e che prevede il carcere anche per gli assuntori di hashish dice: “Non abbiamo pregiudizi, ascolteremo. Ogni legge che va verso la decarcerizzazione e la cura dei tossicodipendenti ci vede d’accordo, tutto il resto no”. Resta il fatto che Villa Maraini, la comunità di cui resta direttore, è una delle poche che ha deciso di aderire alla Conferenza nazionale non confrontandosi con il cartello delle comunità che si è costituito per dare battaglia alla legge proibizionista.

Dicono che questa nomina abbia scontentato molti nel governo. E soprattutto che si avvenuta in maniera avventurosa e discutibile tanto da far ipotizzare una possibile richiesta di commissariamento. Discutibile, se non comica, è stata l’esclusione in extremis dell’unica candidatura forte che avrebbe potuto mettere in difficoltà Massimo Barra: quella di Susanna Agnelli. Il nome della presidente di Telethon alla direzione della Cri era saltato fuori nei mesi scorsi come soluzione di mediazione “vincente”. Ma proprio Massimo Barra (forte del sostegno di buona fetta dell’elettorato – 543 voti -) aveva trovato il cavillo per espellere dal gioco l’avversario. Com’è andata la scritto il mese scorso il giornale Vita: pare che la signora Agnelli si fosse “dimenticata” di versare la quota annuale associativa di 16 euro, requisito necessario per essere letti. Cosa che l’avrebbe di fatto esclusa da una candidatura e che non è sfuggita Barra e ai suoi sostenitori che avevano immediatamente fatto sapere di “augurarsi che le regole venissero rispettate da tutti”.

Di fatto c’è che allo scadere della mezzanotte di venerdì, termine ultimo per presentare le candidature, l’unico nome rimasto in lizza era quello di Massimo Barra. Grande sconfitta Maria Teresa Letta, sorella di Gianni. Sconfitto anche Guglielmo Stagno d’Alcontres, un fido di Scelli attualmente presidente regionale della Cri a Palermo. Grande sconfitta Mila Brachetti Peretti, la “benzinaia” per ovvie parentele, acerrima nemica di Scelli. Dicono che la nomina di Massimo Barra sia soprattutto una sorta d’ investitura a “ministro degli esteri” dato il suo radicamento nella Croce Rossa e soprattutto la rete di rapporti internazionali che possiede. Chi con lui ha lavorato in questi lunghi anni di impegno in prima linea soprattutto per il recupero dei tossicodipendenti racconta che era il sogno di tutta una vita: lui, in Croce Rossa, c’era entrato a 8 anni. Massimo Barra, molto sostenuto dalla base, il 18 novembre scorso da Seul aveva fatto conoscere il suo programma: consolidare l’immagine della Cri come organizzazione umanitaria più importante del paese, rispettata ed appoggiata da tutti, fuori la politica dall’organizzazione, più potere ai vecchi saggi. “Confesso che ho pianto – ha detto ieri alla notizia-. Ero con Roberto Cairo nel suo ospedale dove migliaia di afghani senza gambe sono curati da 300 operatori sanitari che a loro volta camminano con le protesi. Un segno del destino che sia avvenuto qui”.

,