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Croce Rossa, un presidente “senza partito”

Da: “la Prealpina” di giovedì 29 dicembre 2005
FINE DEL COMMISSARIAMENTO

Autonomia e indipendenza dal governo e dalle forze politiche, rispetto dei diritti umani e dei principi umanitari, maggiore radicamento nel territorio con più leadership da parte dei comitati regionali: sono le «parole d’ordine» della nuova era della Croce Rossa Italiana, che dopo tre anni di commissariamento ha da ieri un presidente nazionale, eletto quasi all’unanimità lo scorso 11 dicembre. L’insediamento di Massimo Barra, una vita nella Croce Rossa, è stato celebrato alla presenza del ministro della salute Francesco Storace e dei sottosegretari Cursi e Di Virgilio, del sottosegretario Gianni Letta e del commissario straordinario uscente Maurizio Scelli.

E proprio ai rappresentanti del governo si è subito rivolto il neoprosidente nel suo discorso, ringraziandoli per non aver interferito nel processo elettorale che ha portato alla sua nomina. Barra, che ha sottolineato di non aver «mai frequentato i partiti», ha detto che i volontari della Cri «non sono solo ausiliari del governo, qualunque esso sia, o un’organizzazione di volontariato», ma «entrambe le cose». «Non siamo un secondo ministero della Salute – ha ancora precisato – ma un’organizzazione che si affianca allo Stato per risolvere i problemi. Essere indipendenti vuol dire che rispettiamo le leggi dello Stato e facciamo ciò che talvolta il governo non può fare». Poveri, drogati, carcerati: alle categorie più vulnerabili si vuole rivolgere l’opera della Cri ai più deboli e indifesi, dei quali ha detto Barra, «vogliamo essere gli ‘avvocati’». Barra ha poi affermato che la Cri «deve essere organizzata su base regionale»: il comitato centrale, ha detto, non può essere gravato di tutto, i presidenti dei comitati regionali devono assumere una maggiore leadership e prendere più decisioni. Il neopresidente ha poi ringraziato Scelli, difendendolo dalle polemiche che hanno toccato in passato il suo operato.

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