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Croce Rossa, la scelta del rombo accende le polemiche

Da: “La Stampa” di domenica 14 agosto 2005
II vecchio stemma rappresenta la bandiera svizzera rovesciata. Un emblema di neutralità. II nuovo vessillo è pronto dal 2000 Ginevra forse deciderà alla fine di ottobre

«Sciagurata l’intenzione della Croce Rossa di ammainare la sua storica bandiera di proclamazione cristiana!». All’idea che la Croce Rossa diventi Rombo rosso, Marco Pannella, un laico da sempre sensibile alla religione della pace e dell’amore, s’infervora. Andreotti la bolla come «una stupidaggine, perché la Croce Rossa mica ha a che vedere col crocefisso». I neo-teo-con italiani invece tacciono, e un silenzio eloquente si alza d’ Oltretevere, il Vaticano essendo del resto l’unico Stato che dell’organizzazione della Croce Rossa non fa parte, e opera invece attraverso la Caritas e il Car-Unum. Ma non è il solito «strano ma vero» nel vuoto di notizie ferragostane.

E’ che il simbolo della Croce rossa, d’indubbia possanza cristiana solo a vederlo sventolare, col cristianesimo, immaginario collettivo a parte, ha pochissimo a che spartire: nacque alla metà di due secoli orsono, «proprietà» delle nazioni riunite nella Con¬venzione di Ginevra, come simbolo della bandiera svizzera rovesciata. Si tratta dunque del «negativo» di un simbolo, lo stemma svizzero, sinonimo per antonomasia della neutralità. Ammainarlo, dunque, valore simbolico a parte, equivarrebbe alla Svizzera che rovescia la propria bandiera. Ancora più a sorpresa, chi lo ricorda è Mario Scialoja, il presidente della Lega dei musulmani in Italia. Sarà perché si tratta di un ex ambasciatore italiano in Medio Oriente, ma il capo degli islamici italiani sottolinea che fu proprio la valenza neutrale di quel simbolo umanitario a «permettere alla Croce Rossa di avere libero accesso addirittura al controllo delle armi chimiche durante la guerra Iran-Iraq».

Per non dire del fatto che quando l’Onu si ritirò dall’Iraq, la Croce rossa (italiana) è invece potuta rimanere, affianco alla locale Mezzaluna rossa. Ma il cambiamento invece interessa, eccome se interessa, e anima accorati appelli perché un simbolo è, appunto, sempre un simbolo. E la Croce Rossa è anche la prova che, con buona pace dei neo-con americani e dei teo-con italiani, il relativismo è vivo, è patrimonio culturale fondante di tutte le organizzazioni multilaterali, e lotta attraverso di loro tutti i giorni. E tuttavia «oggi il multilateralismo e la neutralità sono sotto attacco», dice il medico Massimo Barra, da una vita in Croce Rossa fino a diventare vicepresidente della federazione internazionale. Non è solo che, già il marzo scorso in Iraq e un mese fa a Gaza, la Croce Rossa ha dovuto ammainare il proprio simbolo dalle ambulanze, scambiato da fondamentalisti e «shaid» per le due assi incrociate che fiammeggiavano sullo scudo, appunto, dei Crociati. E’ che in zona di guerra, vessillo di neutralità, meglio avere un’emblema «protettivo», ovvero il semplice profilo di un rombo rosso, e in tutte le altre situazioni, all’interno del rombo, la Croce rossa, o la Mezzaluna, a seconda se si operi in terre islamiche o cristiane. O la Stella di Davide, in zona d’Israele.

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