Servizi

Croce Rossa. Chi sono i cinque pretendenti alla poltrona di presidente

Da: “Vita” 18 novembre 2005
Sul dopo Scelli, il fantasma di Scelli
Dopo le elezioni dei consigli regionali, la campagna elettorale si infiamma. Massimo Barra è l’unico candidato uscito allo scoperto. La base è con lui, ma il Palazzo sostiene altri nomi come Susanna Agnelli. Intanto le sirene della politica chiamano il commissario uscente che…

L’unica candidatura ufficiale è ancora quella di Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini e vice presidente della Federazione di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. La corsa alla poltrona di presidente nazionale della Croce Rossa Italiana è però tutt’altro che decisa. Sono almeno quattro i nomi alternativi al medico romano che si sussurrano nei blindatissimi corridoi di via Toscana: Mila Brachetti Peretti, Susanna Agnelli, Maria Teresa Letta e Guglielmo Stagno d’Alcontres. A scrivere la parola fine sull’esito della competizione sarà in ogni caso l’assemblea nazionale che il 10 e l’11 dicembre riunirà a Roma i 723 grandi elettori che designeranno l’erede del commissario straordinario Maurizio Scelli. Un evento di portata storica: fino ad ora infatti l’unica vera tornata elettorale è stata quella che nel 1998 ha visto l’affermazione dell’attuale vicesindaco di Roma Maria Pia Garavaglia proprio su Barra. Per il resto è sempre stato Palazzo Chigi a decidere a chi affidare il timore della Cri. Mandato Scelli compreso. Malgrado al traguardo finale manchino ancora quattro settimane, la campagna elettorale, con la designazione dei presidenti e dei consigli direttivi regionali del 12 e 13 novembre, è entrata nella fase più rovente.

Uomo di rottura
Come detto il corpo elettorale è composto da 723 persone, ovvero un delegato nazionale ogni 1000 soci, tutti i presidenti locali, provinciali e regionali più i sei vertici nazionali delle componenti (Corpo militare, Infermiere volontarie, Volontari del soccorso, Comitato femminile, Pionieri e Donatori di sangue). Le regioni più “pesanti” sono Lombardia e Piemonte con 111 preferenze da esprimere contro le 5 del Molise e le 2 della Val d’Aosta. “Basta con la colonizzazione della politica e stop alla dipendenza dei potentati economici”, così Barra da Seul dove è in corso un summit della federazione internazionale, riassume “un programma che vuole essere di rottura rispetto alle gestioni precedenti, in nome della riscoperta dell’orgoglio crocerossino”. I ben informati gli accreditano il sostegno di una buona fetta dei presenti locali e provinciali che, insieme, valgono 543 voti, largamente sufficienti per ottenere la presidenza. Non bisogna però sottovalutare che questa è l’unica candidatura già nota e che oggi è impossibile valutare quante preferenze prenderebbero strade diverse quando gli altri nomi scenderanno in campo. Non può vantare una militanza lunga come quella di Barra (entrato in Cri a 8 anni, ex presidente nazionale dei Pionieri e per 21 anni ispettore nazionale), ma anche Mila Peretti Brachetti, conosce come le sue tasche la macchina della Cri. Crocerossina di lungo corso, chiamata nel 2003 all’Ispettorato nazionale per espressa volontà di Scelli, la “benzinaia” (soprannome che deve al padre, Ferdinando Peretti, fondatore dell’Api – Anonima petroli italiana ora nelle mani del marito Aldo Brachetti) nel corso della sua militanza si è guadagnata la fama di persona decisa e angolosa. Alla base del suo credo c’è la stretta autonomia gestionale delle componenti dell’ente. Una rigidità che ha procurato diversi mal di pancia allo stesso commissario Scelli, costretto in più di un’occasione a inghiottire il rospo in nome delle conoscenze altolocate di sorella Mila. Storica infine l’antipatia che la Peretti Brachetti nutre (ampiamente corrisposta) nei confronti di Barra. Se nel rush finale saranno loro i cavalli in corsa non si possono escludere colpi bassi. Ma proprio per evitare lo scontro frontale, l’entourage della “benzinaia” negli ultimi giorni ha evocato un suo possibile passo indietro per lasciare campo aperto a una candidatura considerata affidabile, ma meno lacerante: quella di Susanna Agnelli. La presidente di Telethon sarebbe certamente un osso duro anche per il favorito Barra, ma sul suo nome pende la spada di Damocle del mancato pagamento della quota associativa, requisito necessario per essere eletti. Dai primi accertamenti sembra infatti che la Agnelli si sia dimenticata di versare i 16 euro dovuti. Il dettaglio non è sfuggito a Barra che ha subito fatto sapere di augurarsi “che le regole siano rispettate da tutti”. Ecco quindi che ai box scalda i motori un altro carico da novanta, Maria Teresa Letta, sorella del sottosegretario Gianni, candidata unica alla presidenza della Croce rossa abruzzese. Il suo, per ora, è solo il nome di riserva, ma non è detto che lo rimanga per molto.

Una spa modello Sicilia
In questa silenziosa campagna elettorale non poteva mancare l’ombra di Scelli, costretto a un ruolo da burattinaio da una norma contenuta nel nuovo statuto che impedisce al commissario straordinario di correre per la presidenza. Il flop di primavera dell’Onda Azzurra non ha però placato gli appetiti politici dell’ex numero uno dell’Unitalsi. Si fanno sempre più forti infatti le voci che vorrebbero assegnato al commissario uscente un blindatissimo seggio siciliano. Ovviamente nelle file di Forza Italia. Ad arare il terreno Scelli ha quindi sguinzagliato il fido Guglielmo Stagno d’Alcontres, nobile messinese presidente regionale Cri a Palermo. In cambio l’avvocato di Sulmona gli avrebbero promesso l’appoggio incondizionato nella corsa alla sua successione. Stagno d’Alcontres porterebbe a Roma l’esperienza della discussa Sise (Siciliana servizi di emergenza), la società privata di proprietà della Cri, presieduta dallo stesso d’Alcontres, attraverso la quale la sezione regionale dell’ente ha assunto, fra molti altri, i contractors iracheni Alfio e Cupertino e le rispettive consorti. Se fosse lui ad uscire a braccia alzate dall’assemblea di dicembre, la nascita della Croce rossa spa sarebbe quasi una certezza.

,