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Croce rossa: Barra nuovo presidente

Da: “il Manifesto” di giovedì 29 dicembre 2005
Il nuovo capo è Massimo Barra. Dopo tre anni di commissariamento con Scelli, la Croce Rossa ha il suo nuovo presidente. E’ Barra, una carriera per l’organizzazione

Massimo Barra il nuovo presidente della Croce rossa italiana, che esce così dai tre anni di commissariamento sotto la guida dell’avvocato Maurizio Scelli. Barra è un uomo interno alla Cri (è diventato volontario a otto anni) ma è anche un personaggio abbastanza «chiacchierato». Fondatore di Villa Maraini – storica associazione romana per le tossicodipendenze – è stato assessore alla Provincia di Roma con la giunta Fregosi (sinistra) ma non disdegna collaborazioni con la destra. E’ componente della Consulta per le tossicodipendenze voluta dal governo e secondo voci di corridoio è stato sponsorizzato da An, anche se il suo nome ha messo d’accordo tutte le componenti dell’ente. Ieri la cerimonia di insediamento nella sede nazionale della Croce rossa, in via Toscana a Roma, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta – che ha sancito la riconciliazione con l’amico Scelli, turbata dalle dichiarazioni di quest’ultimo sui retroscena della liberazione delle due Simone a Baghdad – e del ministro della Salute Francesco Storace. Cerimonia interrotta dalle proteste dei lavoratori dell’ente che aspettano di veder regolarizzata la loro posizione.

Sono in tutto 2.500, tra personale militare e civile. Scelli aveva garantito che il loro contrat¬to sarebbe stato prorogato da un emendamento alla Finanziaria ma qualcosa è andato storto. Ieri però era giornata di ricomposizioni: si apre una nuova era per la Croce rossa, Scelli si butta in politica con il suo movimento «Italia di nuovo», tra i lavoratori in attesa del rinnovo c’è persino gente che ha partecipato all’avventura irachena: «La proroga sarà discussa dal Consiglio dei ministri domani mattina», ha quindi annunciato il ministro Storace. I sindacati aspettano di vedere se tutto verrà messo nero su bianco, e se così non sarà spiega Pietro Cocco della CgiL «L’indicazione dei sindacati è di presentarsi comunque al lavoro a partire dal primo gennaio, e vediamo che succede». Poche ore dopo l’annuncio di Storace l’ex Commissario Scelli è al presidio organizzato dal 25 dicembre a piazza Venezia dai precari della Cri per stringere le mani a tutti, fare gli auguri di buon anno e informare che l’articolo 5 del decreto «mille proroghe» che verrà discusso oggi a Palazzo Chigi conterrà l’auspicata proroga. Poche battute per dire che «in Italia viene tutto distorto, mi hanno massacrato perché sarei un uomo del governo, ma io sono una persona indipendente». Scelli rivendica anche la sua capacità di «mettere la benzina alla Ferarri della Croce rossa. Un ente fondamentale che qualcuno voleva abbattere».

In effetti mai la Cri ha avuto tanta visibilità come sotto la guida del Commissario straordinario, che per fare largo ai suoi uomini non si è fatto scrupolo di litigare con Bertolaso della Protezione civile e persino con i comandi della Croce rosa internazionale quando partì per l’Iraq di sua iniziativa («una querelle durata solo un mese e mezzo»). Ieri ha ricevuto l’onore delle armi: Letta gli ha tributato parole di riconoscenza «come risarcimento per le tante polemiche che in qualche momento, ingiustamente, hanno sfiorato la sua azione» e ha ribadito che la nomina di Barra è l’ennesima prova dell’«autonomia della Cri». Da parte sua il nuovo presidente ha annunciato di voler riformare la struttura dell’ente su base regionale e ha molto puntato sul ruolo del volontariato. Particolare che preoccupa i dipendenti in attesa di un’assunzione.

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