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Croce Rossa: al via elezioni, finisce l’era Scelli

Da: “ANSA” di giovedì 8 settembre 2005
RISCHI RICORSI BLOCCHEREBBERO ELEZIONI, TIMORE FRA I VOLONTARI

Tre mesi e la Croce Rossa Italiana avrà un nuovo presidente. Per metà dicembre, quasi un dono anticipato di Babbo Natale, i 300 mila volontari sceglieranno il loro capo. Saranno loro a metterlo al vertice di un’associazione che da tre anni lavora in regime di commissariamento. Circolano già dei nomi, le indiscrezioni sulle candidature non mancano. Vere o false che siano (ma bisognerà aspettare metà novembre per avere la lista dei candidati), l’unica cosa certa è che sarà uno di loro, uno con la tessera dell’ente in tasca da almeno due anni. Altra cosa certa, quindi: non potrà essere il commissario straordinario uscente Maurizio Scelli che non si è mai iscritto alla Cri. Chiude quindi il commissariamento di Scelli, l’uomo, nominato a questa carica dal governo nel 2002, che ha portato la Cri agli onori della cronaca per l’azione umanitaria in Iraq – seppure a volte accompagnata da polemiche e controversie – e che ha guidato le trattative per la messa a punto del nuovo statuto.

Regole che hanno ridisegnato l’organizzativa dell’ente (la novità più importante l’esclusione dal cda dei rappresentanti dei ministeri) e che hanno permesso le elezioni per rinnovare i vertici. La maratona elettorale partiraà sabato 10 e domenica 11 settembre; 143 mila soci attivi si recheranno alle urne, allestite in 600 sedi periferiche, per eleggere i presidenti dei comitati locali. Sar poi la volta (8-9 ottobre) dell’elezione del presidente e del consiglio direttivo provinciale, poi del presidente e del consiglio direttivo regionale (12-13 novembre). L’appuntamento clou è atteso per il 10 e l’11 dicembre quando l’assemblea nazionale (720 componenti) far il nome del presidente nazionale. Sul lungo processo elettorale pende il rischio ricorsi, sempre possibili (ad ipotizzarli non sono solo i pessimisti), che darebbero lo stop al processo elettivo rimandando così, sine die, l’elezione del presidente nazionale. Un’eventualità che la maggioranza dei volontari teme e giudica una tragedia.

Nella rosa dei nomi sui possibili candidati a presidente della Cri – ma le indiscrezioni sono smentite formalmente dagli interessati – c’è Massimo Barra, vicepresidente della Federazione nazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa; Vincenzo Scognamiglio, ispettore nazionale dei volontari del soccorso (la componente più numerosa dell’ente, circa 100 mila persone); Rosy Parlanti, commissario della Croce Rossa Lombardia. Ad intermittenza compare anche il nome Maria Teresa Letta, sorella di Gianni e presidente del Comitato regionale dell’Abruzzo. Scognamiglio sottolinea di “non aver mai detto di voler essere candidato alla presidenza, sono gli altri che lo dicono. Le candidature le sceglieranno le componenti. Ora io guardo a sabato e domenica. E’ una tappa direi storica, e lo dobbiamo anche al lavoro di Scelli, perche’ per la prima volta i comitati locali sulla base del nuovo statuto sono eletti direttamente dai volontari”.

I ricorsi? “Non li vogliamo, le elezioni devono andare fino in fondo”. Scognamiglio, in Cri dal ’68, pensa che il presidente dovrà essere condiviso dall’organizzazione, avere almeno l’80% dei consensi. “Ci auguriamo – dice Barra che considera prematuro parlare di candidatura – che i partiti restino fuori dalle elezioni. La Cri ha avuto nel passato pesanti interferenze da parte dei partiti, è giunto il momento dell’autodeterminazione e ci sono le condizioni perché sia così”. Anche per Barra, da 50 anni nella Cri, il presidente che sarà eletto dovrà avere un largo consenso trasversale, non identificarsi in alcuna forza politica. Primo atto se diventasse presidente? “Andrei sulla tomba dei volontari morti in servizio”. “Non ho mai pensato di diventare presidente – afferma anche Parlanti – è una cosa improponibile.

Auspico, come anche Scelli, che tutta l’associazione faccia quadrato intorno a persone di livello capaci di ben rappresentare ed amministrare l’ente'”. Sulle vicende dell’Iraq, la commissaria sostiene che “queste non hanno coinvolto più di tanto la Cri. La Cri non è in difficoltà ma ha necessità di avere un organismo stabile che la governi per 4 anni. I presupposti ci sono tutti”. L’era Scelli sta quindi per concludersi. Bene o male, gli ultimi tre anni sono stati intensi per la Cri che ha avuto un ruolo primario nell’attività umanitaria in Iraq e si è messa in campo nelle trattative per il rilascio degli ostaggi italiani oltre che per il ritrovamento dei resti dei tre italiani uccisi (Santoro, Quattrocchi, Baldoni). Scelli ha sempre rivendicato la sua azione. “Chiudo la mia esperienza alla Cri – diceva mesi fa annunciando l’avvio delle procedure elettive – restituisco alle istituzioni, ai cittadini e ai volontari un’associazione risanata economicamente più libera, indipendente dalla politica”.

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