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C.R.I.: Barra, insediamento all’insegna dell’autonomia

Da: “ANSA” di mercoledì 28 dicembre 2005
PIU’ LEADERSHIP REGIONALE, SI PROFILA SOLUZIONE PER PRECARI

Autonomia e indipendenza dal governo e dalle forze politiche, rispetto dei diritti umani e dei principi umanitari, maggiore radicamento nel territorio con più leadership da parte dei comitati regionali: sono le “parole d’ordine” della nuova era della Croce Rossa Italiana, che dopo tre anni di commissariamento ha da oggi un presidente nazionale, eletto quasi all’unanimità lo scorso 11 dicembre. L’insediamento di Massimo Barra, una vita nella Croce Rossa, è stato celebrato oggi alla presenza del ministro della salute Francesco Storace e dei sottosegretari Cursi e Di Virgilio, del sottosegretario Gianni Letta e del commissario straordinario uscente Maurizio Scelli.

E proprio ai rappresentanti del governo si è subito rivolto il neopresidente nel suo discorso, ringraziandoli per non aver interferito nel processo elettorale che ha portato alla sua nomina. Barra, che ha sottolineato di non aver “mai frequentato i partiti”, ha detto che i volontari della Cri “non sono solo ausiliari del governo, qualunque esso sia, o un’organizzazione di volontariato”, ma “entrambe le cose”. “Non siamo un secondo ministero della Salute – ha ancora precisato – ma un’organizzazione che si affianca allo Stato per risolvere i problemi. Essere indipendenti vuol dire che rispettiamo le leggi dello Stato e facciamo ciò che talvolta il governo non può fare”. Poveri, drogati, carcerati: alle categorie più vulnerabili si vuole rivolgere l’opera della Cri, ai più deboli e indifesi, dei quali, ha detto Barra, ”vogliamo essere gli ‘avvocati'”. Barra ha poi affermato che la Cri “deve essere organizzata su base regionale”: il comitato centrale, ha detto, non può essere gravato di tutto, i presidenti dei comitati regionali devono assumere una maggiore leadership e prendere piu’ decisioni. Il neopresidente ha poi ringraziato Scelli, difendendolo dalle polemiche che hanno toccato in passato l’operato dell’ex commissario della Cri: “vorrei vedere – ha detto Barra riferendosi all’Iraq – se chi ha criticato avrebbe mai fatto ciò che ha fatto lui, io stesso forse non avrei avuto il suo coraggio”.

A difesa di Scelli è intervenuto anche il sottosegretario Letta, che ha parlato di “polemiche pretestuose” e ha ribadito come, anche nei tre anni di commissariamento, “non siano stati mai violati i principi di autonomia e indipendenza della Croce Rossa Italiana”. “Quante notti caro Maurizio – ha aggiunto rivolgendosi allo stesso Scelli – passate insieme senza che mai la Cri potesse diventare il braccio operativo del governo. Sempre separate le funzioni, anche quando abbiamo lavorato fianco a fianco”. La cerimonia è stata turbata dal problema dei lavoratori precari della Cri, circa la metà dei 4.000 dipendenti dell’organizzazione, che sono a rischio di licenziamento dal primo gennaio prossimo e che proprio in questi giorni stanno manifestando per chiedere la stabilizzazione del loro rapporto di lavoro. Sia Barra che Scelli hanno sollecitato il governo a trovare una soluzione per questi lavoratori, alcuni dei quali, mentre stava prendendo la parola il ministro della Salute, hanno esibito dalla platea uno striscione con la scritta “Questo governo spara anche sulla Croce Rossa”. Storace ha subito annunciato di aver preparato, insieme a Letta e al ministro della funzione pubblica Baccini, un emendamento al decreto sulla pubblica amministrazione, che sarà portato domani in Consiglio dei ministri, per risolvere la situazione dei precari della Cri ”compatibilmente con le risorse disponibili”.

L’insediamento di Barra e’ stato salutato dai rappresentanti della comunità internazionale che vive in prima persona i problemi dell’hiv/aids. In un messaggio, il responsabile della sezione europea della rete mondiale di sieropositivi e malati di Aids (Global Network of People living with hiv/aids) ha espresso le più “calorose congratulazioni” a Barra, sottolineando come la Cri possa ”solo giovarsi di un fautore tanto deciso della messa in una pratica concreta dei principi umanitari sui quali si fonda il Movimento della Croce Rossa nel mondo”. “L’atteggiamento scevro di compromessi che egli assume nell’invocare un accesso universale alla terapia antiretrovirale” dicono, da’ prova “della sua vera statura di leader e del suo coraggio”.

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