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Addio Croce Rossa e Mezzaluna, in guerra arriva “Cristallo Rosso”

Da: “Il Messaggero” di sabato 13 agosto 2005

Una Croce Rossa senza la croce rossa. E’ quanto accadrà fra breve, quando nel prossimo mese di ottobre sarà formalizzata una decisione che la grande organizzazione umanitaria ha intenzione di prendere. Non più, sulle sue bandiere, simboli religiosi. E quindi via la croce e via anche la mezzaluna nei Paesi islamici e la stella di Davide in Israele. Prenderà il loro posto un emblema neutro, qualcosa come un rombo studiato apposta perché non dia adito a interpretazioni di parte e che probabilmente sarà chiamato il cristallo rosso. Lo consiglierebbero ragioni di opportunità e di prudenza.

Viviamo in un tempo (e questo fatto la dice lunga su quanto sia tragico questo nostro tempo) in cui i simboli religiosi, anziché significare pace e solidarietà fra gli uomini, vengono presi a pretesto per scatenare violenza e attizzare odio. Anche se a esibirli è un’organizzazione rigorosamente laica il cui ideale e il cui scopo sono prendersi cura delle vittime di una guerra al di là di qualsiasi distinzione fra gli uomini. Ragioni comprensibili. E politicamente corrette. Forse, però, troppo politicamente corrette. Intanto sarà bene ricordare che l’immagine della croce rossa è stata scelta inizialmente per motivi non tanto religiosi quanto politici. L’atto di nascita dell’organizzazione risale alla convenzione di Ginevra del 1864. La scelta del simbolo non volle essere altro che un omaggio al Paese ospitante.

Così fu stabilito di prendere a modello la bandiera svizzera, salvo invertirne i colori: croce rossa in campo bianco invece che croce bianca in campo rosso. E tuttavia di quella croce rossa fu inevitabile cogliere la forte valenza religiosa. Come non vedere nella religione l’origine del comandamento che ci obbliga alla cura del sofferente e del morente? Ciò vale per il cristianesimo. Ma vale nondimeno per l’islam e per l’ebraismo. Tant’è vero che pochi anni dopo la fondazione della Croce Rossa la Turchia chiede nel 1876 di poter sostituire la croce con la mezzaluna. E analogamente farà lo Stato d’Israele, con la stella di Davide.

C’è dunque nel sentire comune l’idea di un legame profondo fra religione e pietas, fra religione e sentimento di fratellanza universale. Ora sembra che questo sentire comune venga messo in dubbio o addirittura contestato. L’impressione è che si voglia dar credito a una concezione della religione di segno contrario. Per cui il fondamentalismo non sarebbe, come invece è, uno stravolgimento perverso e addirittura demoniaco della religione, ma ne rappresenterebbe l’essenza. Da questo punto di vista la decisione della Croce Rossa internazionale rischia di inscriversi, al di là delle buone intenzioni dei proponenti, in un processo di secolarizzazione dove religione e fondamentalismo finiscono con l’essere identificati. Processo, questo, che ha i suoi mentori e i suoi corifei, i quali nella loro polemica contro la religione fanno mostra d’un pensiero unico che ha poco da invidiare al fondamentalismo religioso. Il premio Nobel José Saramago scriveva su “l’Unità” di ieri: «Lo si voglia o no, Dio va visto come problema, come ostacolo sul cammino, come pretesto per l’odio, come fattore di divisione». E ancora: «Dio, essendo sempre stato un problema, ora è il problema». Quel problema che, sembra di capire, potrà essere risolto solo eliminandolo alla radice. e se invece Dio tornasse ad essere “un” problema per l’uomo, e cioè un invito a riflettere molto seriamente sulla sua condizione mortale?

E’ questa infatti (lo si voglia o no, per dirla con Saramago) la via privilegiata lungo la quale l’uomo potrà ritrovare alla fonte i soli sentimenti che in un mondo dominato dalla violenza lo possano salvare: la compassione gli uni per gli altri, la solidarietà nei confronti dei più deboli ed esposti, e soprattutto la certezza che un vincolo universale ci unisce. La Croce Rossa fa di questi sentimenti la sua ragione sociale. Ma purtroppo ritiene di doverne oscurare la provenienza.

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