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Villa Maraini, mazzette per entrare. La replica: calunnie

Da: “Corriere della Sera” di giovedì 31 marzo 2005

È una storia triste, di droga e di carcere. Una storia che ha una morale, secondo Massimo Barra, fondatore e direttore della comunità di recupero «Villa Maraini», tremila tossicodipendenti assistiti ogni anno. La morale è questa: “Noi non ci lamentiamo per un lavoro così complicato, ma passare per quelli che se ne approfittano, proprio no… Oltre il danno pure la beffa… Non c’è solo chi delinque per drogarsi, purtroppo, c’è anche chi si droga per delinquere, dice Barra, amareggiato.

Ora c’è un’inchiesta in corso, scattata nell’ottobre dell’anno scorso e condotta dal pm della Procura di Roma, Marcello Cascini. Accusa pesante, concussione: «mazzette» da 600 a 2.500 euro — secondo le denunce raccolte dalla polizia — pretese da alcuni operatori di “Villa Maraini per ammettere i tossicodipendenti reclusi nel carcere di Rebibbia al programma di recupero. Soldi, insomma, per uscire di prigione. Per farsi concedere gli arresti domiciliari con la scusa delle cure, del bisogno di aiuto, del metadone.

Ora ci sono sei indagati, quattro uomini e due donne, denunciati a piede libero dagli agenti del commissariato di polizia di Monteverde, diretti da Edoardo Calabria. Ma Barra questi sei funzionari e operatori di «Villa Maraini», li conosce bene e li difende a spada tratta: «Sono persone oneste, di totale fiducia — protesta — vittime della stessa difficoltà del loro lavoro, del nostro lavoro. Volete sapere cosa davvero è successo? Nel momento in cui un tossicomane viene rimandato in cella perché non si è comportato bene, il modo migliore per cavarsela è quello di accusare il proprio terapeuta, “calunniandolo”.

I ragazzi schiavi della droga hanno raccontato alla polizia che i soldi venivano versati agli operatori durante i colloqui a Rebibbia, dai loro familiari. E che nonostante le ricche sovvenzioni, i finanziamenti pubblici, che “Villa Maraini” incassa ogni anno, toccava ai malati pagarsi il metadone.
Perfino i pasti. «È tutta una montatura — reagisce stizzito Eugenio Iafrate, uno dei denunciati, dirigente del centro di via Ramazzini —. Alcuni detenuti, rimandati in carcere in seguito a comportamenti non idonei tenuti durante il programma di recupero si sono voluti vendicare così». Barra è allibito: “Siamo indifesi davanti a queste cose, purtroppo siamo alla mercè di 4-5 persone disturbate, con un passato di ricoveri in manicomio criminale, negli ospedali psichiatrici. Tra i nostri accusatori c’è gente che ha già ritrattato… Comunque, abbiamo fiducia nel magistrato. Venga fatta chiarezza al più presto».

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