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Civitas: Advocacy neutralità e comunicazione

Da: “Vita” domenica 8 maggio 2005

Come conciliare advocacy e neutralità? Come sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze dei conflitti, pur conservando un’assoluta neutralità ideologica? Come rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione dell’informazione? Queste le domande al centro del convegno promosso dalla Croce Rossa Italiana e tenutosi a Civitas al quale ha partecipato, oltre a Massimo Barra, vice presidente nazionale della Federazione Internazionale, Cornelio Sommaruga presidente di iniziative internazionali, Monica Maggioni, giornalista e inviata di guerra del TG1, Roberto Salvan, direttore generale dell’Unicef e Carlo Fumian docente di storia contemporanea dell’università di Padova. «Essere neutrali – ha detto Massimo Barra, vicepresidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa – significa non aderire a partiti politici o ideologie e non coinvolgersi in progetti che non hanno un legame essenziale con la missione della Croce Rossa, che è quella di prendersi cura dei più vulnerabili.

Da questo punto di vista, lottare contro la discriminazione dei più deboli e battersi per un trattamento migliore dei più vulnerabili non dovrebbe essere visto come una violazione di tale principio». Il tema dell’appuntamento, secondo Sommaruga, richiama i principi fondamentali della CRI e in particolare il principio della neutralità è strettamente legato all’advocacy che è un alzare la voce, fare lobby per sensibilizzare e prendere una posizione. Barra ha spiegato come, alla luce di queste considerazioni, si siano aperti all’interno della Cri numerosi nodi di discussione: può la Croce Rossa fare lobby per la ratifica dei protocolli addizionali alle Convenzioni di Ginevra anche quando questi protocolli sono oggetto di discordia politica? Come denunciare le violazioni del diritto internazionale senza diffondere immagini o documenti che possono mettere in pericolo la sicurezza pubblica? Come far arrivare queste denuncie all’opinione pubblica? «I recenti casi di violenza commessi nel carcere di Abu Graib – ha commentato Barra -hanno dimostrato che le violazioni del diritto internazionale umanitario sono diminuite solamente quando i video e le foto delle torture sono stati mostrati all’opinione pubblica internazionale, e non a seguito delle denuncie delle autorità competenti».

Il dibattito sulle forme e sulle scelte di comunicazione più efficaci e rispettose della missione delle Cri, ha spiegato Barra, è ancora aperto: «Una sfida – ha concluso il vicepresidente della Federazione Internazionale – alla quale il movimento non si può sottrarre, se non si vuole venga considerato, come alcuni già fanno, una vecchia istituzione»

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