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Afghanistan, papavero non è il solo nemico

Da: “ANSA” – Vienna, 9 marzo 2005
ESPERTI EUROPEI CRITICANO USA E PROPONGONO SOLUZIONI

Gli americani sbagliano, secondo il centro studi europeo sugli stupefacenti “Senlis Council”, a insistere nel voler sradicare la coltivazione di papavero da oppio in Afghanistan e per fermare la diffusione del virus Hiv-Aids nel mondo bisogna fare tutto il possibile, senza rinunciare nemmeno alla distribuzione di siringhe nuove ai tossicodipendenti, allestire “injection rooms” o altre iniziative alternative.

In concomitanza con la riunione alle Nazioni Unite a Vienna per tutta la settimana della Commissione Onu sugli stupefacenti (Cnd), il Senlis Council ha organizzato una conferenza stampa in un albergo viennese alla quale hanno preso parte il ministro per la lotta antinarcotici in Afghanistan, Habibullah Qaderi, ed il vice presidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa e delle società della Mezzaluna Rossa, l’italiano Massimo Barra.

Il ministro Qaderi, che è a Vienna per partecipare ai lavori del Cnd dedicati quest’anno al collegamento tra gli sforzi per ridurre la domanda con quelli contro l’offerta di stupefacenti, ha ricordato che per la giovane democrazia dell’ Afghanistan è benvenuto ogni aiuto a risolvere il grave problema lasciato da oltre 20 anni di guerra. La coltivazione di papavero da oppio, inizialmente ristretta a sole tre regioni, si è estesa ad altre aree afghane dopo il collasso economico e quindi la ricostruzione delle infrastrutture è l’unico modo per offrire alternative agli agricoltori.

Qaderi ha ribadito l’opposizione del presidente Karzai e del governo di Kabul al sistema di spruzzare sostanze distruttive sui campi coltivati a papavero, sul modello di quanto è stato fatto in Colombia, confermando che lo sradicamento non può avvenire che in parallelo con la presa di controllo governativo anche sulle parti più remote del Paese, finora pressoché autonome.

A questo proposito il direttore del Senlis Counsil, Emmanuel Reinert, ha presentato uno studio di fattibilità avviato dal suo centro studi per capire se è possibile legalizzare la coltivazione di papavero da oppio in Afghanistan (nei modi e nelle quantità adatte) per fare fronte alla domanda mondiale di antidolorifici. Secondo Reinert, se si prende come metro di paragone il consumo attuale di antidolorifici in Europa, si può stimare che l’intera produzione attuale di papavero da oppio, dal quale si possono estrarre morfina e codeina, basterebbe a coprire solo metà del fabbisogno attuale. I risultati ufficiali dello studio di fattibilità saranno presentati in una conferenza a Kabul a settembre prossimo.

Per quanto riguarda il fenomeno della diffusione dell’ Hiv-Aids in Europa centrale e in Asia, secondo il “Senlis” è necessario che la comunità internazionale accetti di inserire nelle convenzioni Onu sugli stupefacenti anche una serie di misure di salvaguardia della vita, come la distribuzione di siringhe nuove ai tossicodipendenti, oppure spazi riservati ad essi per iniettarsi la sostanza.

A questo proposito il dottor Barra, fondatore della comunità Villa Maraini, ha lanciato un appello a non dimenticare i tossicodipendenti. “Stigmatisation kill’s” ha ricordato Barra, secondo il quale l’esclusione sociale è una causa di morte tra i tossicodipendenti ancora più forte delle sostanze stupefacenti. “La società, in tutto il mondo, non fa tutti gli sforzi possibili per aiutare i tossicodipendenti” ha ricordato Barra.

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