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“Troppo prudenti nelle nostre denunce”

Da: “Il Giornale” di domenica 9 maggio 2004 – Roma.
LE AUTOCRITICHE DELLA CROCE ROSSA
I dubbi di Barra, vicepresidente dell’organizzazione umanitaria:
“Un eccesso di discrezione non giova alle vittime”. Le lodi di Ciampi alla Cri: “Siete un patrimonio di civiltà”.

Necessaria riservatezza o eccesso di discrezione? La Croce rossa internazionale, che sapeva da un anno delle torture degli americani sui prigionieri iracheni, poteva fare di più per interrompere questa vergognosa pratica?

Se già da febbraio aveva presentato il suo rapporto alle autorità statunitensi e in parte a quelle britanniche, come mai solo adesso, dopo la denuncia dei giornali, ne parla pubblicamente? Da accusatrice la Cri diventa, in qualche modo, accusata.

E proprio quando celebra solennemente la sua Giornata mondiale, con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che scrive un messaggio al Commissario straordinario Maurizio Scelli, impegnato in Irak, e ringrazia i volontari per “la dedizione e l’abnegazione al servizio della collettività”.

A insinuare i dubbi è qualcuno anche dai vertici dell’organizzazione. Massimo Barra, vicepresidente della Federazione internazionale delle Società di Croce rossa e Mezzaluna rossa, rivela che nell’organizzazione ci si sta chiedendo “se un eccesso di discrezione va a danno o a favore dell’efficacia degli interventi”. Aggiunge che lui stesso, a una recente riunione ad Amman appena eletto al ruolo attuale, ha sostenuto che “forse giova alle vittime, più che l’estremo riserbo, un pò di audacia e di coinvolgimento mediatico”.

Barra conferma che quando l’organizzazione ha scoperto le torture ha avvisato gli Usa e spiega che in tempo di guerra, il comitato internazionale della Croce rossa si muove sempre in modo discreto perché deve “godere della fiducia di tutti”. Forse in questo caso, la discrezione poteva essere messa da parte però.

A confermare che nell’organizzazione si confrontano posizioni diverse su questo tema, basti ricordare che il giorno prima il presidente del Comitato internazionale, Jakob Kellenberger, aveva deplorato la pubblicazione del rapporto sulla stampa americana ed insistito sulla riservatezza necessaria alla Croce rossa per compiere il proprio lavoro.

Barra ha ricordato che l’organizzazione, in base ai trattati internazionali, è l’unico organismo che ha diritto di entrare nelle carceri e parlare con i detenuti senza testimoni. Un monitoraggio che il Comitato sta continuando nelle prigioni irachene.

L’intervento umanitario in Irak dell’ultimo anno è stato importante anche per la creazione dei quattro corridoi umanitari per portare viveri e medicine alla popolazione di Falluja, provata per l’assedio delle forze americane. Oltre alla Croce rossa italiana in Irak in questo momento sono presenti anche altre società di Croce rossa, come quella americana e operatori del vertice internazionale, in modo discreto per motivi di sicurezza dopo gli attentati che hanno causato il ritiro del Comitato da Bagdad.
“Purtroppo – afferma Barra – , la croce non è un simbolo sempre rispettato. Non hanno aiutato la sicurezza le affermazioni di Bush quando ha parlato di crociate. La croce non ha un significato religioso, ricorda la bandiera svizzera, ma per chi è ignorante questo simbolo ë stato identificato come parte in causa”.

Il momento è dunque delicato e proprio adesso si sta studiando il progetto di un campo di assistenza ai profughi fra l’Irak e la Siria, chiesto dalla Mezzaluna rossa siriana. Quasi 500 volontari italiani, a gruppi di 40, si sono alternati in quest’anno nella capitale irachena. L’avventura e iniziata un anno fa, il 9 maggio 2003, con l’ospedale da campo installato a Bagdad. Cinque mesi dopo l’attività umanitaria si è spostata in una struttura fissa ancora operativa fino al 30 giugno, salvo rinnovi, il Medical city center.

L’ospedale della Cri, finanziato dal ministero degli Esteri, ha curato in 12 mesi 55mila iracheni e un centinaio di bambini, gravemente feriti o malati, sono stati portati in strutture mediche in Italia. Oggi la metà sono ritornati già nel loro Paese.

“La Giornata mondiale della Croce rossa – scrive Ciampi nel suo messaggio – è un’occasione per riflettere sul ruolo di una organizzazione testimone e concreto operatore dei valori della pace e della solidarietà”. E su quella italiana il capo della Stato aggiunge che rappresenta “uno straordinario patrimonio di civiltà della nostra identità di popolo e di nazione”.

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