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Terapia delle tossicodipendenze

Da: “Convegno Nazionale: Aggiornamenti nella terapia delle tossicodipendenze”.

Massimo Barra
Fondazione Villa Maraini

Ci sono nel mondo 2 differenti strategie nell’affrontare i problemi dei tossicomani. Queste due strategie sono tra di loro antagoniste. Per questo le polemiche tra i sostenitori dell’una e dell’altra posizione sono ovunque aspre e le posizioni inconciliabili. Una posizione considera i tossicomani non tanto come ammalati ma come persone che si sono poste al di fuori del contesto sociale per cui ogni sforzo deve essere fatto, ad ogni costo, per riportarli sulla retta via.

Di qui il largo uso di terapie behavioriste che per avere successo debbono trovare un paziente messo alle strette e alle corde da quanti hanno a cuore la sua condizione. Il tossicomane deve soffrire, deve rendersi conto che la sua scelta non è conveniente, deve toccare il fondo per poter essere disponibile a risalire la china. Questa strategia tende a diminuire il potere e lo status sociale del tossicomane come pre-condizione affinché la terapia condizionante abbia successo. Se la droga non è stata sufficiente ad indebolire la volontà del soggetto, questa viene annientata dalle strategie ideate dai terapeuti. Il tossicomane deve stare male per essere poi più facilmente condizionato in positivo.

Totalmente all’opposto si pone la strategia terapeutica che si propone l’empowerment del tossicomane. Chi consuma droghe ha buoni motivi per essere depresso e per avere una bassa qualità di vita. Se non era vulnerabile prima di assumere droghe, lo è certamente diventato come diretta conseguenza medica e sociale del consumo di sostanze.

Aggravare la sua depressione e la sua vulnerabilità sembra essere controproducente, mentre l’empowerment del paziente agisce come eccellente terapia antidepressiva, introducendo un circolo virtuoso che si sostituisce al precedente circolo vizioso, in attesa che finisca l’amore per la droga e che il soggetto sia in grado di recuperare la sua indipendenza.

Negli ultimi anni le politiche sulla droga di molti Stati sempre più si sono orientale verso questa seconda direzione, anche se nel mondo esistono ancora atteggiamento autoritari e polizieschi uniti ad una buona dose di paternalismo ipocrita che creano più danni che benefici.

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