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Suicida al SerT dopo aver chiesto medtadone

L’UOMO NON POTEVA AVERE IL FARMACO GIÀ PRESO GIORNO PRIMA

Da: “ANSA” – Roma, 9 maggio 2004

A 40 anni si è suicidato nell’androne di uno dei Sert di Roma dopo avere chiesto una nuova dose di metadone che però non poteva avere perché la quantità prevista dai protocolli terapeutici gli era stata somministrata già il giorno prima. La tragedia è avvenuta nella tarda mattinata di oggi.

L’uomo – secondo quanto accertato dalla polizia – non era la prima volta che tentava il suicidio ed da diverso tempo veniva seguito dal Sert. Oggi si è di nuovo recato nella struttura. Ha chiesto di avere il metadone, ma la risposta è stata negativa. La quantità prevista l’aveva infatti già ricevuta. Gli operatori hanno proposto al tossicodipendente un farmaco diverso, ma inutilmente.

Il quarantenne ha così avuto – sempre in base alla ricostruzione degli investigatori – una accesa lite con il medico di turno. Tanto che dal Sert poco prima delle 13 è stato chiamato il 113. Al medico ha anche detto: “se non mi date il metadone, esco di qui e mi ammazzo”. Nonostante tutti gli sforzi del personale è quindi uscito dal locale al secondo piano. E’ sceso al pianoterra e con la cintura dei pantaloni – ha ricostruito la polizia – si è legato alla maniglia di una porta della stessa struttura e si è lasciato cadere, impiccandosi.

Il corpo è stato notato da una studentessa di medicina che ha tentato di rianimare l’uomo. Ma non c’è stato nulla da fare. Pochi minuti dopo le 113 è così arrivata dal Sert una seconda telefonata che dava l’allarme per il suicidio. “Provo una profonda pena, questo suicidio si poteva prevenire ed evitare” ha detto Massimo Barra, fondatore e direttore di Villa Maraini, commentando l’episodio.

“Nella maggior parte dei casi – ha detto Barra, senza comunque entrare nel merito del caso – il metadone viene dato poco e male, i tossicodipendenti sono sotto-medicati di un farmaco che è fondamentale per la loro vita. Perché i Sert sono sotto-finanziati, operano in locali angusti e squallidi, sono discriminati e stigmatizzati in quanto portatori di interessi deboli, come sono quelli dei tossicodipendenti.”

“In base alla nostra esperienza – ha evidenziato ancora il fondatore dell’associazione di volontariato – la sotto-medicazione dipende dalla inadeguatezza dei dosaggi e dei tempi che causano errori e provocano sofferenze ai tossicodipendenti. Anche quello di cui si parla oggi era un soggetto disperato, che richiama tutti alla propria Responsabilità”.

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