Servizi

Rischia la chiusura il centro Villa Maraini “Ministero e Regione”

Da: “L’Unità Roma” di giovedì 11 marzo 2004
Interrogazione parlamentare

“Della droga si parla tanto per farne campagne politiche, ma poi chi cura i tossicodipendenti è discriminato come i drogati”. Massimo Barra, presidente della Fondazione Villa Maraini, non nasconde la rabbia e l’indignazione: “Tutti i miei appelli alla Regione sono rimasti senza risposta. Forniamo un servizio pubblico che nessuno ci paga”.

Da tre mesi gli operatori del centro per le tossicodipendenze di via Ramazzini non ricevono gli stipendi. Una settantina di persone (accanto ad altrettanti volontari), tra medici, psicologi e operatori sociali, di cui molti usciti dal tunnel della dipendenza, che per ora stringono i denti e continuano a lavorare. I servizi non possono essere interrotti: la comunità terapeutica diurna, il centro di accoglienza, l’assistenza notturna, come quella per chi è agli arresti domiciliari o in carcere.

La porta non può restare chiusa per le circa seicento persone che ogni giorno ricevono aiuto da questa struttura. Ma certo non sarà possibile andare avanti così ancora per molto. I soldi da qualche tempo non arrivano più: dalle Asl, Villa Maraini aspetta ancora 250mila euro, dal Ministero di Grazia e Giustizia 150mila.

“Un grave problema diventato una questione strutturale a causa dell’insufficienza dei rimborsi mai ricevuti dagli enti pubblici”, afferma la senatrice dei Verdi Loredana De Petris, che ieri ha presentato un’interrogazione ai ministri della giustizia e della salute. E non è la prima. “Due anni fa protesta la senatrice il Governo aveva garantito che avrebbe rispettato i tempi dell’erogazione dei fondi pubblici per permettere al centro di operare con tutti gli strumenti necessari, ma gli impegni assunti sono caduti nel vuoto”.

“In 27 anni racconta Massimo Barra, non abbiamo mai vissuto una situazione tanto drammatica. Oggi questo è il centro più grande d’Italia, l’unico aperto 24 ore su 24. Non vorrei che qualcuno volesse colpire questo modello, imperniato sulla libertà e sul rispetto dei tossicodipendenti. Al contrario di altri, che invece li schiacciano”. Un modello che significa, come racconta Barra, tendere una mano anche a quelli che restano sulla strada e non hanno la forza di chiedere aiuto.

Quelli che stanno peggio e che possono rappresentare un pericolo sociale, ma che molti vorrebbero cancellare. Anche con “la criminalizzazione indiscriminata dei tossicodipendenti annunciata dal governo”, sottolinea il coordinatore romano della Margherita, Roberto Giachetti, il quale ricorda come proprio adesso la Capitale stia vivendo un momento di grave emergenza.

Dall’ inizio dell’anno, solo a Roma, si contano 33 morti per overdose. Mentre la Regione Lazio, aggiunge Loredana De Petris, non ha ancora recepito l’accordo tra Stato ed enti locali che stabiliva la messa a regime ordinario delle spese per i centri antidroga.

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