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Poche ore per confrontare le due “impronte” genetiche

Da: “Il Messaggero” del 22 maggio 2004 – Roma.
In nottata a Ciampino i resti di Fabrizio: saranno analizzati e comparati con un capello prelevato dai carabinieri. Le diverse operazioni di laboratorio vengono ripetute molte volte per ottenere la massima precisione

Sarà l’esame del Dna, che permette di accertare l’appartenenza a una persona di tracce anonime di tessuti o liquidi biologici, a stabilire se i resti umani consegnati in Iraq alla Croce Rossa sono effettivamente di Fabrizio Quattrocchi. Per effettuare il test sono sufficienti tracce di sangue o saliva, sudore, capelli o altri tessuti come anche piccole parti di pelle.

E nel caso di Quattrocchi, i resti portati in Italia dalla Croce Rossa saranno comparati con il bulbo di un capello prelevato dai carabinieri del Ris nel casco di Fabrizio, una settimana dopo la notizia del suo omicidio. Le cellule vengono prelevate e da queste viene isolato il Dna. Un’operazione tanto più complessa e delicata quanto più vecchie e deteriorate sono le prove.

Il Dna cosi prelevato viene copiato numerose volte per rendere l’esame il più completo e preciso possibile. Il Dna viene cioè amplificato grazie a una tecnica chiamata “Pcr” (reazione a catena delle polimerasi). A questo punto si procede all’analisi vera e propria, passando in rassegna diversi settori, o “loci”, del Dna, corrispondenti a particolari geni.

E se l’analisi del Dna prelevato dai due campioni confrontati corrisponde, allora ci sono evidenze sufficienti a concludere che i due campioni appartengano alla stessa persona. Basteranno poche ore per effettuare il test. A sottolinearlo è il direttore dell’Istituto di Medicina legale dell’Università Cattolica di Roma, Vincenzo Pascali. Anche se fosse mancato un campione diretto dell’individuo interessato, sarebbe stato comunque possibile risalire all’identità attraverso il confronto con il profilo genetico di un parente.

“Si può effettuare un semplice esame di paternità, se il padre è vivo – ha affermato Pascali – e confrontare i due Dna. Se invece non ci sono genitori o figli, è sufficiente anche il confronto con il profilo genetico di un parente più lontano, come un cugino paterno o materno”. Inoltre, ha rilevato l’esperto, il confronto tra i campioni può anche essere effettuato a distanza: “Basta inviare via telematica i risultati da un laboratorio all’altro e confrontarli”.

Sul “Falcon” militare arrivato nella notte di ieri a Ciampino si trovavano soltanto modesti campioni organici della presunta salma di Quattrocchi, che serviranno per compiere il test. Una volta effettuato l’esame del Dna e quindi accertata l’identità della salma, il commissario straordinario Maurizio Scelli ritornerà a Bagdad. L’obiettivo – hanno ribadito alla Cri – “è quello di non lasciare nulla di intentato per i tre italiani ancora in ostaggio”.

All’aeroporto di Ciampino i resti sono stati presi in consegna da un colonnello dei carabinieri del Ros che, su delega della Procura della Repubblica di Roma, li porterà all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Roma per gli accertamenti disposti dal pm titolare dell’inchiesta Franco Ionta. Durante la sua permanenza a Roma, Scelli sarà probabilmente ascoltato dalla Procura.

La consegna dei presunti resti Quattrocchi alla Croce Rossa Italiana è avvenuta l’altra sera a Bagdad, ha detto Scelli. “Nel buio della crisi irachena – ha detto Massimo Barra, neoeletto vice presidente della Federazione internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa – è un segno di speranza che anche i guerriglieri abbiano riconosciuto l’autorità morale della Croce Rossa come intermediario neutro tra le parti, al di fuori di ogni interesse e strumentalizzazione politica”.

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