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Non chiudete questa Villa!

Da: “la Piazza” dei quartieri di Roma XVI del 31 marzo – 30 aprile.
SANITÁ. Villa Maraini rischia di soccombere per lo stop dei fondi regionali
La struttura aiuta da 28 anni i tossicodipendenti

La Fondazione Villa Maraini, da quasi trent’anni impegnata nell’assistenza e nel recupero di tossicodipendenti e alcolisti, rischia la chiusura a causa di un prolungato congelamento dei fondi regionali destinati a finanziarne le attività.
Sono 150 gli operatori, tra personale medico e paramedico, che lavorano senza percepire lo stipendio da mesi. Con i finanziamenti comunali si riesce a far fronte soltanto al 50% dei costi di gestione. Villa Maraini, con oltre 2.000 assistiti ogni anno è il primo centro nazionale di assistenza sanitaria ai tossicodipendenti, ma fa ancora fatica a vedersi riconosciuto lo status di struttura ospedaliera.

SERVIZI SANITARI. 
Le difficoltà della struttura prima in Italia per numero di tossicodipendenti assistiti
Tagliati i viveri a Villa Maraini
I rimborsi della Regione sono bloccati da mesi: si rischia la chiusura
La Fondazione Villa Maraini, che da ventotto anni lavora nella prevenzione e nella cura della tossicodipendenza e dell’alcolismo, sta vivendo un momento di crisi dovuto alla paralisi dei fondi necessari per le sue attività.

È ferma da più di tre mesi la macchinosa procedura burocratica per il rimborso dell’assistenza medica giornaliera fornita a trenta utenti convenzionati con le Asl e con la regione. Tardano ad arrivare anche i fondi stanziati dal Ministero di Grazia e Giustizia per il Cad (Centro arresti domiciliari) gestito dalla Fondazione: l’ultimo indennizzo percepito è quello per il trimestre di luglio-settembre 2003. Risultato? Medici e operatori sono rimasti senza stipendio, ma continuano a lavorare per tenere in piedi i servizi della Fondazione.

Villa Maraini è una struttura attiva tutto l’anno ventiquattro ore al giorno, oltre al Cad sono operativi diversi ambulatori: la comunità terapeutica, i centri diurno e notturno di pronta accoglienza, il centro notturno di secondo livello, tre unità di strada, il centro formazione didattica, l’unità di prevenzione e di informazione scolastica, il servizio di telefono in aiuto e di emergenza droga.

Un’enorme struttura multintegrata che è un ospedale a tutti gli effetti, ma che è costretta a lottare perfino per vedersi riconosciuto il proprio status: “Ogni anno siamo sottoposti alla vergognosa fatica di una lotta per il riconoscimento della nostra esistenza”, denuncia il fondatore e direttore Massimo Barra. “Fatichiamo ancora a farci identificare come un ospedale, nonostante presso la nostra struttura, oltre ai volontari, lavorino a pieno ritmo medici, psicologi e operatori sociali. Per dimensioni e utenza, in Italia siamo il primo centro sanitario per tossicodipendenti: trecento assistiti quotidiani, oltre duemila annui”.

Dal 1998 Villa Maraini aspetta che venga approvata la legge sull’accordo fra stato e regioni che aiuterebbe le strutture private di assistenza sociale e sanitaria sia sotto il profilo finanziario che sotto quello burocratico. Da una parte, infatti, la legge consentirebbe il finanziamento delle strutture in base alla rendicontazione effettiva dei pazienti ospitati; dall’altra verrebbe riconosciuta a enti qualificati la facoltà di certificare lo stato di tossicodipendenza di un assistito. Questa facoltà attualmente è riconosciuta solo al Ser.t, l’ente pubblico di servizio per i tossicodipendenti, e ciò causa a Villa Maraini, ma anche ad altre strutture private che lavorano nello stesso ambito, non pochi ritardi nelle pratiche per i rimborsi e per l’accoglienza dei pazienti.
Sempre dal 1998 è ferma la cifra giornaliera stanziata dalle Asl per aiutare i tossicodipendenti che decidono di ricorrere all’assistenza: sessantaquattromila lire (trentadue euro netti, in barba al carovita), nei quali devono rientrare vitto, medicine, aiuto sanitario e psicologico. In crisi l’accordo con il Ministero di Grazia e Giustizia sugli arresti domiciliari.

In questi mesi è in crisi anche l’accordo della Fondazione con il Ministero di Grazia e Giustizia per il sostegno al Centro arresti domiciliari. Villa Maraini percepisce attualmente trenta euro per ogni assistito che si trovi in questa condizione, ma adesso il Ministero ha deciso di finanziare solo gli H24, cioè coloro che vengono ospitati stabilmente dal Centro. Gli H12, coloro che sono in condizione semiresidenziale resteranno completamente scoperti dal punto di vista finanziario: “Cosa si aspetta il Ministero, che li mandiamo a casa?”, si lamenta Roberto Prosciutti, operatore e responsabile dell’ufficio di pubbliche relazioni della Fondazione.

Intanto, Villa Maraini va avanti con i finanziamenti del Comune, che però coprono solo il cinquanta per cento delle spese. Dopo avere ascoltato un appello del dottor Barra alla trasmissione televisiva “Uno Mattina”, un detenuto del carcere di Rebibbia ha deciso di sollecitare quanti vivono la sua stessa condizione a raccogliere dei soldi per aiutare la Fondazione. Il tam tam tra i detenuti è stato efficace: in poco tempo sono stati versati sul conto corrente di Villa Maraini ben cinquemila euro. “Adesso ci aspettiamo che anche i cittadini facciano qualcosa, in attesa che la situazione burocratica si sblocchi”, conclude Presciutti, “Non si può continuare a ignorare un problema che riguarda anche il quartiere. Noi lavoriamo per il territorio, per migliorare il tessuto sociale e cercare di risolvere un problema che è universale ma anche locale”.

Chi volesse aiutare l’ospedale a combattere la crisi economica provocata dal ristagno dei fondi può versare un contributo sul conto corrente postale numero 78172004. Assistenza ai tossicodipendenti: orgoglio e pregiudizio. La Fondazione Villa Maraini è una realtà che si scontra con l’ostilità e con i tabù che ancora esistono nei confronti dei problemi della tossicodipendenza. Oltre che di prevenzione e di cura, Villa Maraini si occupa infatti anche di “riduzione del danno”, ostacolando il riciclo delle siringhe e distribuendo ad amici e familiari dei soggetti a rischio confezioni di Narcan, un farmaco che può salvare la vita a chi entra in overdose.

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