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Le balene sono nuvole

Il problema era proprio Najaf?
Dal silenzio degli operatori della Croce Rossa a Baghdad rimbalza una perplessità. Per quanto la strada tra Baghdad e Najaf sia pericolosa, due mine, una all’andata e una al ritorno, contro lo stesso convoglio, sembrano un po’ più di un attentato casuale. Forse più di una tessera del mosaico iracheno non voleva che questi mezzi arrivassero a Najaf.
Per la Croce Rossa, per la sua parte «istituzionale», sarebbe effettivamente imbarazzante ammettere che si portano soccorsi a chi resiste alle forze statunitensi e al «legittimo» governo iracheno. Nel convoglio precedente, aveva scritto Baldoni, viaggiava un dirigente delle milizie di al Sadr.
Nello stesso tempo, però, qualche piccolo favore umanitario a Moqtada al Sadr può servire a «proteggere» le installazioni, il personale e i militari italiani. Nassiriya è in zona sciita. Un «convoglio di buona volontà» era stato organizzato anche durante il sequestro di Agliana, Stefio, Cupertino e Quattrocchi con destinazione Falluja, allora epicentro dei combattimenti. Se tutto fosse andato liscio, ci sarebbe stata una carta in più da giocare con gli sciiti.

Un rapimento casuale?
Una mina all’andata e una al ritorno. La macchina di Baldoni e Ghareeb che precede il convoglio. Scelli dice di alcune centinaia di metri. Tuttavia, nel blog di Helen c’è una foto del convoglio scattata subito dopo l’esplosione della prima mina: la macchina bianca su cui si presume siano Ghareeb e Baldoni è visibile a poca distanza dal primo camion.
Al ritorno le cose sono cambiate? Perché? Helen racconta anche della seconda esplosione, sulla via del ritorno, a soli cinque chilometri dal posto della prima e a un chilometro da un check point della polizia irachena. Perché gli agenti non sono intervenuti subito, e ci sono voluti tre giorni prima di riconoscere il corpo di Ghareeb all’obitorio di Iskanderiya? Chi lo ha portato lì?
Una risposta a queste domande arriva da un articolo comparso sul sito www.reporterassociati.org. Marco Mostallino, citando fonti della Mezzaluna Rossa irachena, scrive che la macchina di Baldoni non era la prima, ma la seconda del convoglio [e quindi smentisce Scelli], e dice che a recuperare il corpo di Ghareeb sono stati alcuni civili accorsi dopo l’esplosione.
Il funzionario della Mezzaluna Rossa aggiunge anche che, nonostante gli sforzi dell’organizzazione, non è stato possibile individuare il gruppo che ha rapito Baldoni ne avviare alcun contatto. Altro che le «trattative» e 1’«ottimismo» di Scelli e di Frattini. La fonte si chiede anche come mai l’auto di Baldoni sia stata presa di mira con tanta precisione. Potrebbe essere stata un’ azione «chirurgica»?
Se così fosse – ma è solo un’ipotesi – quale potrebbe esserne la ragione? Baldoni è il numero 52 [al 28 agosto] nella lista dei caduti della stampa internazionale. Con i giornalisti, l’Iraq è stata la guerra più letale della storia.
La risposta potrebbe essere nelle ore che il convoglio ha passato tra Najaf e Kufa, e nella «pista» che Baldoni stava seguendo per arrivare a intervistare Moqtada al Sadr. C’era andato vicino, come racconta lui stesso nel suo blog, con il convoglio precedente, quello del 15 agosto. Forse, Enzo Baldoni potrebbe essere stato ucciso per il suo lavoro e per come lo faceva. Per essere entrato, due volte, dove i giornalisti non sarebbero dovuti arrivare. Se non «a lavoro concluso».

Il video era autentico?
Enzo Baldoni compare nei video dei rapitori con una maglietta diversa da quella che indossava il giorno in cui sparì. Gliel’avevano data i sequestratori? Oppure, come qualcuno ipotizza, il video è stato fabbricato con immagini tratte dai nastri che Baldoni portava sempre con sé? In quei pochi secondi, Baldoni dichiara solo il suo nome e nazionalità, e più volte guarda in basso, come leggesse da un testo preparato prima.
Ma se il video è stato costruito così, non potrebbe Baldoni essere rimasto ucciso insieme al suo interprete, dopo di che qualcuno ha messo in scena il rapimento, concluso così rapidamente per evitare che l’inganno venisse scoperto? In questo modo si spiegherebbe l’inusuale, anche secondo fonti di Al Jazeera, assenza di un video dell’uccisione: la foto potrebbe essere stata scattata a un Baldoni già morto nello scoppio della mina.

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