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Le balene sono nuvole

Da: “Carta” settimanale 2/8 settembre 2004
Così ha scritto qualcuno per ricordare Enzo Baldoni, che definiva se stesso una “balena”. Le bandiere arcobaleno sono a lutto per un uomo di pace assassinato dalla guerra irachena. Troppe domande sul suo sequestro e sulla sua morte rimangono ancora senza risposta

PASSANO i giorni, diminuiscono le certezze. La prima ricostruzione del presunto sequestro e della morte di Enzo Baldoni e del suo autista Ghareeb è andata in pezzi in meno di 24 ore. Il «giallo» del video si è dimostrato per quello che era, una bufala costruita [soprattutto dal Corriere della Sera, che ha raccontato nei dettagli scene mai esistite] citando fonti quantomeno discutibili.

La Farnesina, Frattini e i vertici dei servizi segreti hanno peccato, come minimo, di leggerezza. La versione ufficiale del commissario straordinario della Croce Rossa italiana, Maurizio Scelli, è cambiata almeno due volte, tra venerdì e sabato. E, al momento in cui scriviamo, è lontana dall’essere attendibile.

Probabilmente qualcosa in più sarebbe in grado di dirla Giuseppe De Santis, capo missione Cri a Baghdad, amico di Baldoni e presente nel convoglio che tra il 19 e il 20 agosto ha condotto la sua spedizione «non autorizzata».

Ma Scelli ha attaccato De Santis, sabato 28, ancora sul Corriere, accusandolo di essersi lasciato «gasare» da Baldoni e di aver sottovalutato il rischio. Una spiegazione che non spiega. E puzza di caccia al capro espiatorio.

Di certo, oltre alla morte di Enzo e Ghareeb, c’è che il personale della Croce Rossa a Baghdad ha ricevuto ordine di non parlare dell’accaduto, di non rispondere alle domande. Tra il caso Baldoni e la Croce Rossa, o almeno una parte dei suoi vertici, è stata posta immediatamente una barriera. Perché? Per questioni interne all’organizzazione, come ipotizza qualcuno dei vertici internazionali della Croce Rossa? Un conflitto tra l’anima «volontaristica» e quella istituzionale?

Può darsi che ci siano problemi più complessi. Perché a dare l’annuncio della scomparsa di Baldoni è stata l’ambasciata italiana, citando controlli di routine sui connazionali [che non sono mai stati fatti], e non la Croce Rossa, che sapeva benissimo dove e quando Baldoni era scomparso? Per ora, ci sono soprattutto domande.

Il convoglio è arrivato a Najaf?
Le versioni divergono. Scelli sostiene che il convoglio non è arrivato nella città santa sciita, assediata dall’esercito statunitense e dalle forze del governo di Allawi. Secondo questa ricostruzione, i camion della Cri avrebbero ripiegato su Kufa. Una giornalista free lance australiana che si trovava nel convoglio dice, però, una cosa diversa. E cioè che i camion carichi di acqua, medicinali e kit chirurgici di emergenza sono riusciti a entrare a Najaf, almeno per qualche chilometro, fino alle vicinanze del Mausoleo di Ali, base degli uomini di Moqtada al Sadr.
Qualche giorno prima, il 15 agosto, un primo convoglio «non autorizzato» [materiali della Croce Rossa su veicoli della Mezzaluna Rossa] aveva fatto la stessa strada, arrivando fin dentro il mausoleo. Dove – scrive Baldoni e riferisce Diario nel numero della settimana scorsa – Moqtada in persona aveva consegnato una lettera di ringraziamento alla Croce Rossa.
In pochi giorni, il cerchio attorno alla città sciita si è fatto più stretto e, racconta Helen, l’australiana, a fermare i camion della Cr sono stati i marines. Non prima, però, che qualche miliziano ferito potesse ricevere un minimo di assistenza. La destinazione è importante. Anche il convoglio del 15 agosto era stato bloccato da Roma. Ufficialmente per motivi «tecnici»: i mezzi non erano in buone condizioni.
Il secondo stop, tuttavia, induce a pensare che i motivi non fossero tecnici, ma politici. Massimo Barra, vicepresidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, dice che si tratta di «questioni istituzionali, di rispetto delle regole che stabiliscono che, se in un paese operano più federazioni nazionali di Croce Rossa, allora a decidere delle operazioni è la ‘leading agency’. In caso di guerra, è la federazione internazionale».
Insomma, non si può andare in ordine sparso. De Santis lo sapeva. Se tutto fosse andato liscio, come nella missione del 15 agosto, probabilmente, nessuno avrebbe sollevato obiezioni. Visto che le cose sono andate male, il problema si pone. La spiegazione tecnica, ancora una volta, non cancella i dubbi. (Segue alla pagina successiva >>)

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