Servizi

“Il governo sapeva?”, scontro anche in Italia

Da: “Corriere della Sera” di sabato 8 maggio 2004
Interrogazione di Margherita e comunisti. Difesa e Farnesina negano: mai ricevuto alcun dossier

ROMA La prima notizia la pubblica il quotidiano britannico Sun l’11 febbraio scorso: “Il ministero della Difesa a Londra indaga sulla morte di un detenuto iracheno che sarebbe stato percosso in carcere da un soldato britannico. Il cadavere presentava numerose lesioni esterne e interne. Altri sei detenuti hanno denunciato maltrattamenti in carcere.

Un soldato del reggimento Lancashire sarebbe stato incriminato per omicidio preterintenzionale e dovrebbe comparire prossimamente davanti a una Corte marziale”. Che cosa è successo da allora? Gli «alleati» presenti in Iraq sapevano che cosa stava accadendo? E soprattutto, l’Italia fu informata delle sevizie inflitte ai prigionieri? A queste domande il governo dovrà rispondere in Parlamento, chiarendo anche se i militari italiani abbiano mai avuto il compito di entrare nelle prigioni. Lo chiedono i Comunisti italiani e Rifondazione comunista. Lo chiede la Margherita, che aggiunge: «Da quando è cominciata l’inchiesta, le nostre truppe hanno continuato a consegnare gli arrestati nelle mani dei torturatori?».

Le regole di ingaggio per il contingente italiano prevedono che i fermati vengano consegnati agli inglesi, da cui dipendono le forze armate presenti a Nassiriya. La polizia militare (in questo caso i carabinieri) compila un verbale sullo stato di salute del detenuto, effettua il primo interrogatorio formale e poi avvisa il comando della coalizione che decide il carcere di destinazione. «Il passaggio ha sempre sottolineato il comandante della Brigata Ariete Gianmarco Chiarini avviene entro 24 ore».
Possibile che, nonostante l’apertura dell’inchiesta risalga agli inizi di febbraio, nessuno abbia mai affrontato la questione con i vertici militari britannici? La posizione dello Stato maggiore della Difesa è lapidaria: «Non abbiamo mai avuto notizia di abusi commessi su detenuti, né ci è mai stata comunicata l’esistenza di rapporti o dossier su questa vicenda». Più articolata la posizione della Farnesina: «Nessuno ha mai affermato che l’Italia fosse stata informata e dunque non ci sono notizie da smentire». Informalmente viene poi chiarito che nulla è arrivato al nostro ministero degli Esteri, nemmeno la comunicazione formale che ci fosse un’indagine avviata dagli Stati Uniti.

La Croce rossa internazionale ha affermato di aver affrontato la questione con gli Stati Uniti già un anno fa e di aver poi consegnato il rapporto conclusivo all’amministratore statunitense in Iraq Paul Bremer e al generale Riccardo Sanchez, comandante delle forze militari Usa. «Si trattava di un dossier riservato spiega da Ginevra la portavoce Antonella Notari e noi non siamo in grado di sapere se loro lo abbiano consegnato ad altri o se ne abbiano comunicato i contenuti».

Nulla dicono di aver saputo i responsabili della Croce rossa italiana. “Gli organismi nazionali chiarisce Massimo Barra, appena nominato vicepresidente della Federazione internazionale si occupano di missioni umanitarie e non hanno alcun accesso alle informazioni che riguardano la violazione dei diritti umani. Non abbiamo mai partecipato alle visite effettuate nelle carceri, né siamo venuti a conoscenza di quanto era stato scoperto. Del resto è proprio l’obbligo della riservatezza a caratterizzare l’attività della Croce rossa».

Sin qui le posizioni ufficiali, ma il governo dovrà spiegare se almeno a livello informale l’Italia sia stata avvisata che lo scandalo delle torture stava per travolgere Stati Uniti e Gran Bretagna.

,