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Il giallo della Croce Rossa

Da: “Vita” del 26 novembre 2004 – Roma.

IL DECRETO GOVERNATIVO HA RIFORMATO IL GRANDE ENTE
AFFIANCARE ALL’ATTUALE STRUTTURA UNA SOCIETÀ PER AZIONI. PER GIORNI E’ SEMBRATA CHE QUESTA FOSSE LA DECISIONE DEL GOVERNO. POI C’E STATA UNA MARCIA INDIETRO IMPROVVISA. ECCO LA CRONACA DELLE ORE CRUCIALI CHE HANNO DECISO IL FUTURO DELLA CRI

Spa sì, spa no, spa ni. In 140 anni di storia, la Croce Rossa italiana non ha mai vissuto giorni tanto cruciali. Giorni trascorsi con il cuore in gola e conclusi con il momentaneo accantonamento dell’ipotesi di affiancare una società per azioni all’attuale struttura dell’ente.

Così ha deciso il sofferto Consiglio dei ministri di giovedì 11 novembre. Che, con un colpo di spugna, ha cancellato la precedente versione del provvedimento che da oltre un mese giaceva in “attesa del momento buono” nel cassetto del sottosegretario Gianni Letta (regista, vale la pena ricordarlo, gomito a gomito con il commissario straordinario Maurizio Scelli, della riuscitissima e sbandieratissima liberazione irachena delle due Simone).

Evidentemente, però, il terreno non era ancora fertile per far digerire un provvedimento tanto rivoluzionario, contro cui si erano espressi da subito (era il 15 ottobre), i sindacati e una larga fetta del volontariato (compreso quello interno alla Croce Rossa). Tanto più che intorno a Scelli si era appena placato il polverone scatenatosi a Montecitorio intorno a una norma (poi attenuata) che avrebbe dato al commissario carta bianca, con tanto di potere sia di ratifica che di modifica, addirittura sul piano di riordino dell’ente messo a punto nel 2003.

Ma lo stop alla spa è più un ni che un no, visto che il passaggio incriminato è stato cassato unicamente perché giudicato “non urgente”, e quindi incompatibile con la formula del decreto legge, e non per ragioni di fondo. Tempo al tempo, quindi. I bene informati sostengono infatti che i fautori della spa torneranno alla carica fra due mesi in Parlamento, quando il decreto dovrà essere convertito in legge, o, in alternativa, cercheranno di inserirlo in Finanziaria. Chi vivrà, vedrà. Rimarranno comunque scolpiti nella memoria degli osservatori più attenti le ore successive all’esame del provvedimento. Sintomatiche per pesare la posta in gioco.

Spa, anzi no

Vale quindi la pena di fare un passo indietro e tornare alle ore 16 dell’11 novembre, quando si apre il tanto atteso Consiglio dei ministri n. 177: il primo punto in agenda è proprio il decreto sulla Croce Rossa. La discussione si protrae per ore, senza che da Palazzo Chigi trapeli alcuna indiscrezione. L’ufficio stampa della Cri va a letto a tarda ora senza “novità”.

La tensione sale il giorno successivo. Secondo le prime notizie, il decreto è passato con all’interno il fatidico articolo 7 (quello che sancisce la trasformazione in spa), anche se si tratta di un’approvazione “con modifiche”: il provvedimento cioè deve essere sottoposto al vaglio definitivo dei ministeri della Salute e della Difesa. La nascita della Cri spa è dietro l’angolo, per quanto proprio i dicasteri guidati da Martino e Sirchia non si sono mai espressi in toni entusiastici sull’idea di una Croce Rossa per azioni. (Segue alla pagina successiva >>)

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