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Barra: la Croce Rossa non ha informato l’ Italia

Da: “ANSA” – Roma, 9 maggio 2004
INTERVISTA ALLA STAMPA

“Il rapporto della Croce Rossa sulle torture? Non l’ho visto nemmeno io”. Massimo Barra, intervistato dalla STAMPA, è da una settimana il vicepresidente della Federazione mondiale della Croce Rossa. “E ritengo nemmeno il governo italiano. Come è stato spiegato dai vertici della Croce Rossa, sono stati informati i governi della Coalizione. Ora, questo significa che lo hanno saputo i governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Forse anche della Spagna, ma su questo punto non ne sono sicuro.

L’Italia non c’entra. E spiego subito il perché: l’Italia si è accodata dopo, non ha partecipato alla guerra. Che poi ora stiamo peggio, è un altro paio di maniche. Ma qui si parla di Coalizione. Che e’ un’entità ben precisa”. “Bisogna innanzitutto capire come è organizzata la Croce Rossa – spiega Barra – esiste il Comitato internazionale, con sede a Lugano, che ha un presidente svizzero come sono svizzeri tutti i suoi membri. Si attiva in caso di guerra e ha il compito di vigilare sul rispetto della Convenzione di Ginevra.

Da 140 anni si fa un vanto della più assoluta neutralità e riservatezza, direi anzi segretezza. Sono loro, i delegati svizzeri, che visitano i prigionieri di guerra e poi informano i governi se riscontrano violazioni, attraverso i rispettivi ministeri degli Esteri. I loro rapporti sono confidenziali. Io, ad esempio, non so nulla della visita al prigioniero di guerra Saddam Hussein. Né dove si trova, né come sta. Esiste poi la Federazione internazionale, che raccoglie i delegati di tutto il mondo delle 180 società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, di cui sono diventato il vicepresidente: entra in azione in tempo di pace, di fronte a calamità naturali e emergenze umanitarie. Infine ci sono i comitati nazionali, come la Croce Rossa Italiana, che sono gli strumenti operativi”.

Sull’assoluta riservatezza “qualche dubbio c’è – ammette Barra – Le segnalazioni del Comitato internazionale sono confidenziali verso gli Stati che detengono prigionieri di guerra. Da 140 anni si fa così perché gli Stati possano fidarsi e permettere l’ingresso nelle loro carceri ai delegati.
Si può criticare, si può discutere… Ma è sempre stato così. Si pensa che gli Stati potrebbero temere che queste visite vengano strumentalizzate o spettacolarizzate. Ma così cadrebbe la fiducia e non darebbero più accesso alle carceri. Alla fine, ci rimetterebbero le vittime. Però io ritengo che questi metodi erano perfetti nell’Ottocento, ai tempi delle grandi potenze.

Oggi, nell’era del Villaggio Globale, e con la nascita di quella nuova potenza che è l’opinione pubblica internazionale, un pizzico di audacia in più, e un eccesso di discrezione in meno, non guasterebbe. Specie quando si riscontrano violazioni reiterate e si vede che le segnalazioni vengono fatte cadere nel vuoto. E’ un argomento oggetto di discussione nella Croce Rossa”.

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